Visualizzazione post con etichetta Scrittura creativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scrittura creativa. Mostra tutti i post
InsightAgency

Testo e contesto su Instagram


 

Quando si parla di comunicazione, spesso si scindono in modo netto le varie parti di un messaggio: da una parte il testo, dall’altra immagini/grafiche/video, in un altro cassetto il momento in cui si trova chi comunica e in un altro ancora il mondo di chi quel pezzo di comunicazione lo riceve.

Eppure le cose non sono così semplici e oggi andiamo ad affrontare il rapporto fra testo e contesto su Instagram. Che detto così sembra non voler dire nulla, quindi partiamo dal definire il concetto di contesto e lo facciamo con la definizione che ne dà Annamaria Testa in Farsi Capire.

Il contesto è ciò che comincia dove finisce quello che abbiamo deciso di considerare “testo”

Quindi dentro al contesto ci sono un sacco di cose, o meglio la parola contesto comprende tanti aspetti differenti. Vediamo quelli che si applicano meglio a Instagram.

Qui abbiamo 3 aree di contesto principali:

  • Il contesto legato al clima, alla moda e alle abitudini del tuo pubblico e del pubblico in generale
  • Il contesto legato al mezzo tecnico e in particolare al fatto che su Instagram prevalgono le immagini
  • Il tuo contesto, quello legato alla tua vita e alla tua umanità.

Il tuo contesto

Lo dico in continuazione, ma ancora è necessario insistere: il te professionista è una cosa sola con il te extra-lavoro. Per un professionista, un artigiano, un commerciante, è impensabile scindere la personalità dal brand.

Ecco perché, ad esempio, parlo degli archetipi di personalità e non di archetipi di brand quando creo le strategie per i miei clienti: perché un conto è un brand aziendale per cui si può decidere a tavolino un posizionamento completamente diverso dalle personalità che lavorano per il brand stesso, ma ben diverso è riuscire a scindere la propria identità da quella del proprio lavoro quando trattiamo la comunicazione di un’imprenditore che mette tutta la sua anima, i suoi sogni e le sue energie al servizio del suo progetto.

Ed ecco perché il tuo contesto di vita, inteso come avvenimenti, relazioni, emozioni, è importantissimo quando comunichiamo.

Se questo vale in generale, vale ancora di più su Instagram dove un eventuale scollamento fra ciò che mettiamo online e come ci sentiamo emerge su più livelli: quello delle parole (fidati, se sei di pessimo umore o stanco traspare subito dalle parole che scrivi), quello delle immagini (e anche qui ricorda che sei triste scatterai spesso foto tristi) e quello dei video.

Quando parlo di video ti parlo anche di videostorie: tutte pensiamo che non impattino troppo visto che dopo 24 ore spariscono, ma un video dice tantissimo di te e ti rende molto trasparente, quindi anche qui il contesto conta tanto.

CONSIGLIO 1

Scrivi i tuoi testi e scatta le tue foto quando sei di umore positivo, quando il lavoro ti porta gioia e senti di poter trasmettere entusiasmo al tuo pubblico.

E se vuoi fare storie parlate evita i momenti in cui molleresti tutto per aprire un Tiki Bar alle Seychelles, altrimenti perderai credibilità.

Il contesto del pubblico

Su Instagram, come su ogni altro canale, devi sapere con chi hai a che fare. Insomma, devi conoscere il tuo pubblico.

Questo significa che devi sapere nello specifico chi ti segue, conoscere il loro modo di pensare, quello che fanno giorno per giorno, i loro doveri, le loro passioni. Devi capire qual è il loro contesto personale e i loro schemi mentali per poter poi identificarne i bisogni non solo a livello di prodotti e servizi che puoi offrire, ma anche dei contenuti utili alle persone che ti seguono che così capiranno quanto puoi aiutarle.

Ma oltre al tuo pubblico specifico ci sono le mode, i riti, le abitudini di quella che è a tutti gli effetti una tribù sociale: gli utenti di Instagram (ma anche la sottotribù a cui appartieni).

Qui devi fare una scelta: vuoi conformarti ai riti della tribù per essere accettato e assecondare i ritmi del pubblico o distaccartene per differenziarti?

Io, ad esempio, se leggo di nuovo “Dire che sei a … senza dirmi che sei a…” o robe simili credo che potrei urlare. E devo seriamente tenere a freno la mano che accarezza il machete ogni volta che qualcuno in un reel schiocca le dita per far apparire una parola. Ecco perché non ne faccio mai.

CONSIGLIO 2

Attento all’effetto fotocopia quando decidi di seguire le mode del momento: l’effetto fotocopia è sempre in agguato e la tua personalità verrà schiacciata.

Il contesto del mezzo

Se il contesto è tutto ciò che non è testo, le immagini che postiamo su Instagram sono senza dubbio il contesto per eccellenza di ogni contenuto che metti online.

Non entro del merito di “quale tipo di immagine funziona di più su Instagram” perché credo sia, per dirla alla francese, un’assoluta minchiata, ma c’è sicuramente un ragionamento che vale la pena fare ovvero se sei parte del #teamcoerenza o del #teamdissonanza.

Dicesi #TEAMCOERENZA quello a cui appartengo io: le immagini devono avere attinenza con il testo che le accompagna in modo da creare un continuum logico in cui l’immagine rafforza il concetto espresso dalla caption permettendo a chi legge di richiamarlo alla mente più facilmente, soprattutto in presenza di altre immagini simili.

Dicesi #TEAMDISSONANZA quello di chi è più legato allo stile dell’immagine (palette, filtro, coerenza complessiva del profilo) più che al continuum concettuale. Fanno parte di questo team, per fare un esempio, tutte le persone che alternano selfie ad altri tipi di immagine (ad esempio un paesaggio) ma che nel testo abbinato parlano di temi non strettamente legati a sè.

Come sempre non c’è un giusto e uno sbagliato, sono semplicemente scelte che devi fare e che, la maggior parte delle volte, vengono naturali perché legate al nostro modo di vivere la realtà.

CONSIGLIO 3

Per il #TEAMCOERENZA: attenzione a non diventare troppo didascalico e descrittivo nell’abbinamento foto-testo; il rischio è di diventare noioso e pedante.

Per il #TEAMDISSONANZA: attenzione a non creare un eccessivo scollamento fra le aspettative del tuo pubblico e la realtà del testo; il rischio è che si aspettino Sir Arthur Conan Doyle e si ritrovino Groucho Marx.

InsightAgency

Raccontare una Storia con il Metodo STAR

 


Raccontare una storia con il metodo STAR ti permette di essere chiaro, sintetico e di andare dritto al punto. Il metodo STAR è molto utile quando devi veicolare molte informazioni in un breve lasso di tempo. In queste occasioni preparare anticipatamente le tue storie risulta essere un metodo efficace per fare colpo sul tuo interlocutore.

Nel metodo STAR ci sono 4 fasi: Situation, Task, Action e Result. Il metodo STAR viene utilizzato principalmente per i colloqui di lavoro, tuttavia le sue applicazioni possono tornarti molto utili anche per la creazione di contenuti su internet, ed in particolare sui social media.

Partiremo con la spiegazione delle 4 fasi, per poi mettere in pratica il metodo STAR con un esempio concreto, quindi ti consiglio di leggere attentamente l’articolo fino alla fine.

Da dove partire per raccontare una storia?

Pensa alle tue esperienze

Il primo e fondamentale passo, per raccontare una storia in modo efficace, è ripensare a tutte le esperienze del passato che possono essere interessanti per rispondere ad una domanda. Ti consiglio di metterle per iscritto su un foglio di carta con dei titoli sintetici.

Con il metodo STAR possiamo davvero raccontare qualsiasi storia, per esempio: come gestire una situazione di stress? Come realizzare un carosello efficace su Instagram? Come ho imparato a fare la carbonara migliore di Roma?

Ricordati di abbinare un titolo ad ogni racconto

In questo modo sarai in grado di utilizzare ogni storia nel momento più appropriato. Una volta buttati giù i titoli che ritieni più rilevanti seleziona le esperienze che consideri le “storie migliori”, ossia quelle storie che spiegano meglio il concetto che vuoi trasmettere.

Le 4 fasi del metodo STAR

Il metodo STAR si compone di 4 fasi: Situation, Task, Action e Result.

Situation

Una volta selezionate le storie, puoi partire con la prima fase. In questa parte del racconto concentrati sul contesto. Cosa stavi facendo? Qual è stato il tuo ruolo nella storia? Eri in un contesto lavorativo o privato?

In pratica devi inserire le tue azioni in un contesto. L’importante è non perdersi in dettagli inutili, ma fornire un quadro generale della situazione.

Task

Qui il focus è l’obiettivo che si vuole raggiungere. In questa fase spiega qual è lo specifico risultato che ti eri prefissato.

La fase Task, esattamente come la fase Situation, deve essere molto sintetica. Non perderti in dettagli e fornisci una descrizione generale, ma completa, dell’obiettivo da raggiungere.

Action

Qui entriamo nel vivo dell’azione. Il racconto si focalizza sulle azioni che hai intrapreso per raggiungere l’obiettivo. In questa fase vuoi mostrare al tuo interlocutore le tue qualità, quindi evita di essere troppo modesto.

Nel caso si tratti di un lavoro in team, ad esempio, dobbiamo altresì chiarire qual è stato il nostro ruolo, come abbiamo agito, ed in che modo hanno reagito i nostri compagni o colleghi.

Result

Nella conclusione enfatizziamo il risultato che abbiamo raggiunto. Descriviamo come si sono concluse le nostre azioni e magari qualche piccolo particolare che poteva essere migliorato.

Consigli utili prima dell’esempio

  • Non è una poesia recitata a memoria! Se devi raccontarla dal vivo o tramite video, fai in modo di parlare come se fosse la prima volta e attenzione al tuo linguaggio del corpo.
  • Più recente è la storia, meglio è.
  • L’eroe della storia sei tu! Dimostra che il tuo intervento è stato cruciale per il raggiungimento dell’obiettivo.
  • La narrazione deve essere rilevante per l’interlocutore. Se devi pubblicare una storia sui social media cerca di capire cosa vuole ascoltare il tuo pubblico di riferimento.

La chiave per avere succeso con il Metodo STAR?

Provare, provare, e ancora provare! Il metodo si affina con la pratica, solo in questo modo diventerà un’abitudine raccontare storie.

 


 

Esempio pratico del metodo STAR

Iniziamo con le fasi preliminari del metodo STAR. Qui dobbiamo individuare un titolo ed un’abilità che vogliamo mostrare agli altri. In questo caso voglio spiegare, ad esempio, come ho imparato a comunicare in pubblico.

Titolo: Presentazione in pubblico

Abilità: capacità di comunicare in pubblico e proattività.

Situation

Tre mesi fa ho partecipato ad un progetto per l’ideazione di una nuova start up. Io ed i miei colleghi eravamo molto entusiasti del lavoro svolto, il quale ci aveva impegnato per più di 2 mesi. Dopo innumerevoli notti insonni, il lavoro era pronto per la consegna.

Task

Tuttavia, la presentazione del progetto era imminente, ma nessuno si sentiva a suo agio nel presentare il progetto al pubblico. In sala ci sarebbero state molte persone, e non potevamo permetterci brutte figure davanti ai potenziali investitori e a diversi professionisti…

Action

Non essendoci volontari ho deciso di prendere in mano la situazione e di presentare il progetto. È stato molto sfidante, per la prima volta ho parlato in pubblico… ma grazie al mio impegno ed alla mia dedizione sono riuscito ad essere efficace e coinvolgente, evidenziando le caratteristiche principali del progetto.

Result

La presentazione è stata molto apprezzata e il progetto è stato premiato tra i migliori 3 tra quelli proposti. 

Contesti di applicazione del Metodo STAR

Chi ha “inventato” il metodo STAR?

Il metodo STAR è nato per rispondere in maniera strutturata a particolari tipologie di domande durante un colloquio di lavoro. Molto spesso gli intervistatori pongono domande che mettono nelle condizioni di raccontare una storia per mettere alla luce le nostre qualità.

Se vuoi imparare di più su questo metodo, applicato ai colloqui di lavoro, puoi leggere questo articolo in lingua inglese.

Questo metodo di raccontare storie si presta perfettamente ai social media. Raccontare una storia in maniera veloce e dritta al punto permette di rendere semplice la fruizione del contenuto da parte dell’utente.

 


Come utilizzare il Metodo STAR sui Social Media?

Se hai un profilo Instagram puoi utilizzare il metodo STAR nelle storie, rimandando al tuo ultimo post per approfondimenti. In questo modo coinvolgerai il tuo pubblico e le persone che ti seguono avranno più probabilità di interagire con il post.

Ovviamente, come puoi avere intuito, il metodo STAR è uno strumento che ti permette di raccontare una storia efficace, indipendentemente dal mezzo utilizzato e dal contesto. Quindi potrà tornati utile in qualsiasi situazione, a patto di esserti preparato adeguatamente in precedenza.

InsightAgency

Come scrivere l'about page migliore di sempre?

 


Dell'about page, mi sono già occupato, quando vi ho proposto tre esercizi creativi + 1 per scriverla, oggi ritorno a parlarne, perché penso che l’about page sia la pagina più complessa da scrivere di un sito: è un contenuto che richiede grande consapevolezza di sé e del proprio lavoro, capacità di guardarsi dall’esterno, conoscenza del pubblico che si ha di fronte.

Immagina di metterti davanti a uno specchio e provare a fare un ritratto di te stesso: ok, al di là delle capacità artistiche…è difficile, non è vero? Questo perché ognuno di noi fa fatica a vedersi con occhio clinico: si tende a minimizzare i difetti (vedendoli più grandi di quello che sono) e a mettere in risalto quello che più piace (occhi grandissimi, mascella volitiva, labbra da bambolina, naso alla francese).

Per l’about page le insidie sono le stesse ma, se riesci a superarle, è fatta: in poche righe riuscirai a trasmettere fiducia, creare empatia con chi legge, invogliare a compiere un’azione specifica (ricordi le call to action?).

Mi imbatto ancora, ahimè, in about page noiosissime fatte di frasi come:
«Fondata nel 2004 e sita nel cuore della città di Napoli…» (secondo te al lettore interessa sapere l’anno di fondazione come primo dettaglio?)
o
«Azienda giovane e dinamica, offre ai suoi Clienti servizi su misura…» (giovane e dinamica, servizi a 360 gradi, e bbasta!)
o ancora
«L’azienda ha la possibilità di soddisfare ogni tipo di richiesta. Tutto in base alle esigenze del cliente…» (mi costruisci anche l’Interprise per andare su Vulcano con James Kirk?).

In uno dei prossimi articoli, parleremo ancora di about page, per evidenziare gli errori da evitare se non si vuol far di tutto per NON farsi scegliere.

Ma oggi, vediamo insieme, invece, quali sono le informazioni che ci devono essere per creare un about page che si fa notare.

Azienda = persone

Ti ricordi che cos’è un about page? È la pagina chi siamo di un sito: dentro ci sono informazioni sul marchio e sul tipo di attività che svolge.

Se hai un’azienda, evita di presentarla come un’entità a sé, come se si trattasse di un estraneo con cui hai a che fare poco o niente.

Ricorda che dietro a un’azienda ci sono persone. Persone che hanno avuto l’idea ambiziosa di crearla, persone che la fanno andare avanti e che ne condividono valori, ideali, competenze.

Abbandona i toni freddi e distaccati della terza persona singolare e abbraccia il “noi” per entrare in sintonia con il lettore.

Se sei un libero professionista, of course, parla pure di te in prima persona.

Ricordati anche di aggiungere una foto di te (o del gruppo di lavoro). Questo perché:

  • chi legge si farà un’idea di che tipo di persona sei;
  • collegare un volto a un’immagine aiuta le persone a riconoscerti quando vi vedrete dal vivo.

Non serve avere una foto da catalogo di moda: ok a presentarsi in modo curato ma senza esagerare. Fatti vedere per quello che sei in modo spontaneo, altrimenti rischi di creare false aspettative a chi c’è al di là dello schermo.

Non aver paura di spiegare

Per te, che conosci bene il tuo settore perché ci sei dentro anema e core, molte cose sono scontate.
Per i tuoi clienti, invece, non è così. Soprattutto se il tuo mestiere è spesso farcito di inglesismi poco familiari.

Ancora di più se decidi di affibbiarti un titolo lavorativo creativo per distinguerti (vedi, ad esempio, Gioia Gottini, coltivatrice di successi, che però spiega benissimo di che cosa si occupa).

Che fare? Chiarezza. Chiarezza. Ancora chiarezza. Descrivi il più possibile, usa parole semplici senza aver paura di cadere nel banale.

Lasciati ispirare da quello che diceva Einstein:

Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna

Un buon inizio? Parti da chi sei, che cosa fai e per chi lo fai.

«Sono Umberto Mazza, direttore creativo della Insight Agency. Con la creatività aiuto professionisti e aziende a comunicare in modo efficace la loro attività e i loro prodotti».
oppure
«Siamo la Insight Agency, siamo italiani e dal 2006 ci occupiamo di comunicare ciò che fai. Lo facciamo con semplicità ed immediatezza, con chiarezza e creatività, sempre partendo però da ciò che ti rende davvero unico, te stesso, le tue idee, i tuoi valori».

Il cliente è il cuore della tua about page

Pensaci bene: perché bisogna farsi un mazzo tanto per scrivere bene o migliorare la propria about page?
Perché è in questa pagina che ti giochi gran parte delle tue possibilità di farti scegliere da un potenziale cliente. Di solito, le persone arrivano all’about page del tuo sito perché:

  • hanno letto un tuo blog post e vogliono conoscere chi l’ha scritto;
  • sono interessate ad acquistare un tuo servizio;
  • qualcuno ha parlato bene di te e vogliono approfondire chi sei.

È proprio qui che devi convincere chi legge che sei tu il professionista giusto, non tanto perché sei bravo (anche, certo), non perché hai esperienza da vendere (anche), ma soprattutto perché conosci bene i bisogni dei tuoi clienti e sai come risolverli.

È questo il nodo da sciogliere: molti pensano che l’about page debba essere un contenuto autoreferenziale, dove si parla di sé. Sbagliato. L’about page è il posto dove parli del tuo pubblico, in cui racconti problemi, soluzioni, che cosa ottengono le persone se decidono di lavorare con te.

Vai oltre

Ti è mai capitato di leggere delle about page ben scritte, interessanti, ma il finale ti ha lasciato a bocca asciutta?

Succede in quelle pagine che non contengono i cosiddetti inviti all’azione.

Prova a vestire i panni del destinatario che arriva sulla tua about page: dentro trova tante informazioni interessanti su chi sei, cosa fai, come lo fai. Approfondisce e si rende conto che da quello che scrivi sei la persona che stava cercando da tempo. Sembra anche, dal tono di voce che usi e da come comunichi, che siate sulla stessa lunghezza d’onda.

Benissimo. Poi? Poi l’about page si conclude in modo inconcludente (perdona il gioco di parole).
Non c’è nessun percorso, nessun link, nessuno stimolo a fare qualcos’altro. Che peccato!

Chiudere un about page non è così difficile, per esempio nella nostra abbiamo scritto:
«E adesso? Ci sono molti modi per lavorare insieme: puoi contattarci per chiederci un preventivo oppure puoi  prenotare una call per incontrare Umberto Mazza, il nostro direttore creativo. Se invece preferisci  scoprire come migliorare la tua comunicazione, puoi farlo leggendo il nostro blog».
Chiaro, semplice, efficacissimo.

Crea empatia

Quando incontri qualcuno di nuovo e gli stringi la mano, a pelle ti rendi subito conto se quella persona ti piace o se, invece, è meglio starle alla larga perché hai il sentore che non andrete d’accordo.
Potrà sembrarti strano, ma anche online è lo stesso. A parità di offerta, due professionisti che fanno lo stesso lavoro, vengono scelti o non scelti in base a quanto le persone si sentono vicine a loro.
Come si sente questa vicinanza? Da piccole cose che non sono per nulla trascurabili come:

  • il tono di voce;
  • i tratti che avete in comune e cioè le informazioni che dai su di te, correlate al tuo lavoro, che aiutano a farti conoscere come persona oltre che come professionista (appassionato di vela o amo viaggiare non ha molto senso, ma che tutti i lunedì prima di iniziare a lavorare fai una sessione di yoga inizia a essere più interessante).

Quando scrivi la tua about page inserisci alcune informazioni che aiutano a definirti come persona oltre che come professionista, sempre legate, però, alla tua attività.

Per spiegarti cosa intendo, ecco un passaggio dell’about page di Valentina Masullo:
«Ho studiato informatica e poi sono scappata da una vita da dipendente statale per non perdere l’occasione di continuare a crescere come persona e come professionista».

 Vedi? Valentina non racconta di passioni o hobby, mette degli elementi personali legati alla sua attività da freelance che dicono tra le righe molto del suo carattere: ha mollato il posto di lavoro, questo fa pensare a lei come una persona decisa, determinata, pronta a rischiare per qualcosa in cui crede.

Come scrivere l’about page, ricapitoliamo

Che fatica, eh, scrivere l’about page?
Vero, verissimo, ma proviamo a tirare le fila:

  • se hai un’azienda ricordati di raccontarla come una persona, usa il noi senza problemi;
  • scegli una foto che ti rappresenti, se siete un team pensate a un bello scatto di gruppo;
  • spiega tutto, anche quello che per te è banale;
  • presentati, racconta cosa fai e per chi;
  • metti il cliente al centro: parla dei suoi problemi e di quanto sei bravo a risolverli;
  • non abbandonare il lettore sul più bello, invoglialo a proseguire nella navigazione del tuo sito andando alla scoperta di prodotti e servizi;
  • fai vedere chi sei: comunica attraverso un tono di voce che ti rappresenti e inserisci qualcosa di te che sia uno stimolo per creare relazione.

Bene, ora mettiti al lavoro: rileggi la tua about page e migliorala seguendo queste indicazioni.
Come sempre, se hai bisogno di aiuto, eccoci qui.

 

InsightAgency

Come migliorare lo stile di scrittura?

 


C’è sempre bisogno di capire come migliorare lo stile di scrittura. Questo vale per chi deve scrivere un libro o consegnare un approfondimento. O magari deve stendere una relazione tecnica. Senza dimenticare chi vuole scrivere una lettera.

Ci sono studenti che chiedono come migliorare la scrittura dei temi, professionisti che vogliono esercizi per imparare a scrivere come professionisti. Ci sono degli esercizi da seguire? Ecco qualche consiglio per trovare lo stile di scrittura adatto.

Impara a usare la punteggiatura

Scrivere bene vuol dire imparare a chiudere i periodi. Ti aiuta a gestire la sintassi, un tassello decisivo per partorire contenuti di qualità.

Parole brevi, frasi brevi, paragrafi brevi: questo è il consiglio di David Ogilvy, e questa è la strada che devi seguire. Per farlo, devi lavorare bene.

La punteggiatura definisce lo stile di un testo. È comunicazione, è significato. La punteggiatura è ritmo della lettura. Attraverso una serie di elementi grafici (punto, virgola, punto e virgola, due punti) puoi trasformare la lettura di un contenuto.

La leggibilità di un testo dipende anche dalla punteggiatura. In particolar modo dalla sua assenza. Se vuoi ostacolare la buona lettura di un testo devi essere avaro di punti, di virgole e di due punti. Non chiamare in causa il flusso di coscienza.

Non citare Svevo, Jack Kerouac e Joyce: in questi casi c’è una costruzione narrativa a supportare l’assenza di punteggiatura, e il linguaggio quasi onirico.

A proposito di Jack Kerouac: dal suo On The Road ho appreso lo stile di scrittura d’istinto, di getto. Crea, lascia scorrere le mani sulla tastiera e fatti trasportare dalle idee che avvolgono la mente. Unica neo: attenzione al proofreading (la correzione di bozze).

Incalza l’argomento del contenuto

Uno scritto – tema a scuola, articolo di giornale, relazione tecnica, post del blog, lettera a un amico – non deve affrontare più di un argomento, approfondito come si deve e senza storie accessorie. Sì, quella tua storia sulla è maledettamente divertente, ma se non è utile a ciò che stai scrivendo rischi solo di distrarre il lettore. Quindi evitala.

Agli utenti fanno comodo i contenuti che affrontano un tema specifico, senza divagare. Lo stesso vale per Google. Devi scrivere un articolo lungo per posizionarti? No, meglio un post completo. Non per forza lungo ma concentrato.

Evita continui approfondimenti

Quante volte nella tua carriera scolastica sei uscito fuori tema? A me capitava spesso, perché avevo una gran voglia di esporre le mie idee. Vedevo i temi come contenitori da riempire con pensieri e congetture, collegando tutto e tutti.

Devi dare le informazioni più importanti, non tutte le informazioni.

La pertinenza è un aspetto decisivo. Con la pratica ho imparato a focalizzarmi sulla traccia, dando il giusto spazio agli approfondimenti. Un contenuto valido riesce a soddisfare le necessità del lettore, a prevedere le curiosità e i dettagli.

Rimandare ogni parola a un approfondimento vuol dire appesantire i post: li rendi parte di un sapere enciclopedico che non ti appartiene. Fai una cernita degli approfondimenti e usa i link interni per soddisfare la curiosità dei lettori.

Crea il percorso creativo e produttivo

Spesso si consiglia di affrontare prima i task più difficili, la fasi più complesse. Io ti dico: individua la tua strategia, metti a punto il tuo percorso. Non seguire la massa.

Impara a scrivere, impara di nuovo. Non ti allineare con le nozioni ascoltate in aula, a scuola. Non devi iniziare per forza dal titolo, non devi avere una scaletta di fronte a te per scrivere bene. Lascia che il flusso scorra sulla pagina. Senza regole.

Forse è questo il motivo per cui continui a procrastinare: non hai trovato un metodo. Ma forse non ne hai bisogno e continui a importi uno schema. Prova a essere libero, a scrivere con passione. Lo so, è difficile. Ma qui c’è il vero segreto.

Non rinunciare alle buone idee

Porta sempre con te un notebook, un block notes, uno smartphone con app per scrivere. La memoria a breve termine conserva le informazioni solo per tre minuti, per questo hai bisogno di un aiuto per fissare le idee su carta (anche digitale).

Questo suggerimento l’ho messo in pratica per riuscire a scrivere tutti i giorni, ma in effetti io l’ho sempre seguito per qualsiasi lavoro. Quando facevo reportage o mi occupavo di cronaca.

In cosa consiste esattamente? Sfrutta le lunghe attese alla fermata degli autobus o della metro per ordinare le idee, scegliere un buon titolo, organizzarsi una scaletta. Crea una mappa mentale con le tue idee e trova una headline o un attacco vincente.

Taglia sempre il primo paragrafo

Questo consiglio è destinato ai romanzieri che, solitamente, producono molto più materiale dei blogger, ma può esserti comunque utile sfornare un blocco o due prima di ottenere un ottimo grip sul pezzo. Prova a tagliare il primo paragrafo dal tuo post e vedi cosa succede. Puoi trovare una apertura molto più potente.

È difficile tagliare quello che hai scritto perché hai paura di non avere nulla da dire, ma non devi confondere i contenuti con il fumo negli occhi. I lettori apprezzeranno.

Dai valore alla formattazione

Questo è un punto decisivo. Se vuoi imparare a scrivere meglio devi curare la leggibilità dei testi. In pratica devi fare in modo che l’opera del pubblico sia facilitata e avvantaggiata da una serie di elementi che possono fare la differenza:

  • Grassetto e corsivo.
  • Liste puntate.
  • Titoli e sottotitoli.
  • Divisione in paragrafi.

Per migliorare la leggibilità devi valutare la punteggiatura. Usa periodi brevi, ma anche parole semplici e di facile comprensione per il tuo pubblico. Detto in modo diverso, devi puntare verso al semplicità e l’efficienza della scrittura.

Non devi mai annoiare chi legge

Per non annoiare il lettore devi intercettare le necessità, devi essere bravo a capire cosa vogliono le persone. Devi soddisfare i bisogni della nicchia. Ma devi anche essere in grado di creare contenuti non troppo lunghi. E qui può nascere la discussione.

Le persone scannerizzano, vero, ma spesso sono gli articoli lunghi a ottenere grandi risultati. Proprio come suggerisce la ricerca di Hubspot. Quindi? Cosa devi fare per non annoiare? Devi capire come trovare il tuo stile di scrittura e mettici l’anima.

Quando mi chiedono come scrivere un articolo del blog rispondo sempre in questo modo: il lettore deve notare la differenza. E capire subito che lo hai scritto tu, con la tua esperienza e una capacità unica di selezionare ciò che serve.

Impara l’arte della scrittura diretta

Prendi coscienza di questo: le persone non devono leggere per forza tutto il contenuto. Non devono fruire di un articolo dall’inizio alla fine, da sinistra a desta. Devi imparare a scrivere con il coltello e a togliere quello che appesantisce il testo.

Io sfrutto periodi brevi, parole semplici, struttura diretta. Poi ci sono le ancore interne, elementi e domande che richiamano l’attenzione del lettore. Tipo:

  • D’accordo?
  • Tutto chiaro?
  • Capita anche a te?
  • Questa è la mia idea.
  • Ecco il mio punto di vista.

Ancora, mai dimenticare i microcontenuti. Ovvero stringhe di testo che permettono all’autore di chiarire il topic con poche battute. Qualche esempio? 

Headline di qualità, sottotitolo, titoli dei paragrafi, anchor text, didascalie. Tutto serve a creare chiarezza, ogni elemento dell’articolo è estetica e buona forma.

Eliminare il superfluo quando scrivi

Taglia quello che non serve. A volte inizi il secondo capitolo di un libro e pensi: “Ma è qui che dovrebbe iniziare”. Una quantità enorme di informazioni può essere riassunta attraverso un piccolo dettaglio. Ecco come migliorare lo stile di scrittura.

I consigli per diventare professionista della scrittura passano attraverso l’economia delle parole. Devi togliere quello che non serve, less is more. Sempre.

Evita di entrare nel dettaglio quando descrivi luoghi o cose, a meno che non desideri portare il flusso della storia a un punto morto. Questa è la fine del lavoro.

Tralascia la parte che i lettori tendono a saltare. Pensa a ciò che salti leggendo un romanzo: i paragrafi contengono troppe parole? Togli e non mettere. Vuoi un esempio concreto per cogliere lo stile di scrittura a cui mi riferisco?

Mi piace la semplicità e la capacità di andare direttamente al punto. Ecco due esempi presi dalle prime righe de La Metamorfosi (1915) e Il Processo (1925):

“Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo”; “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”.

Qui non c’è spazio per lunghi preamboli, introduzioni o incipit: il lettore viene catapultato nel cuore dell’incubo! Per me è tra gli autori che hanno segnato il mio modo di scrivere.

Attenzione agli intercalari nel testo

Ovvero fai attenzione alle parole e alle forme grammaticali inutili (in realtà, quindi, in buona sintesi, cioè, ovvero) che inserisci in maniera quasi inconscia. Ogni scrittore ha la sua rubrica di parole inutili, e l’unico modo che hai per sconfiggerle è la rilettura. Magari dopo una pausa di qualche ora e non subito dopo la chiusura del post.

Usa sempre i termini giusti nel copy

A volte usiamo termini deboli o giri di parole inutili per descrivere qualcosa. Utilizzare i termini corretti al momento giusto renderà la tua scrittura più precisa e asciutta, per la gioia dei tuoi lettori. Dai il giusto ruolo ai termini dell’articolo.

Quando scrivi bene devi respirare

Come migliorare lo stile di scrittura? Usa il respiro che all’inizio della tua avventura non è coordinato con la scrittura. Quindi non senti la necessità di una pausa: lasci correre il flusso creativo. Le mani sulla tastiera sono libere di esprimere pensieri e opinioni. Consonanti e vocali si inseguono senza sosta. Sicuro.

Però sei stato capace di pubblicare un paragrafo con una virgola. Magari con due. Ma neanche un punto. Questo è veleno per la leggibilità di un testo, è il modo migliore per allontanare i lettori. Quando rileggi i tuoi testi devi lavorare sulla punteggiatura.

Ma per farlo non devi rileggere a mente. Questo è il trucco. Per migliorare la sintassi devi rileggere a voce alta. In questo modo il respiro ti darà man forte.

Inizia a leggere, inizia a dare voce alla scrittura. Quando ti troverai di fronte una frase troppo lunga, il respiro verrà meno. Inizierai a chiedere ossigeno.

Hai finito la prima stesura di un lavoro? Leggilo ad alta voce e fai attenzione al risultato. La rilettura attenta è una delle migliori strategie per migliorare la scrittura, un aspetto importante che vale anche per il web writing, il lavoro del copywriter e del blogger. Prova a leggere il lavoro come un estraneo o, meglio, come un nemico.

Evita i tecnicismi quando possibile

C’è un gran bisogno del linguaggio tecnico, a volte lo usi solo perché credi che in questo modo l’articolo acquisti un’aura di intoccabilità. Un’intoccabilità dalla consistenza mediocre, perché il linguaggio di settore non rende inattaccabile la tua tesi.

D’altro canto, il tecnicismo estremo rischia di chiudere il tuo lavoro in una nicchia troppo piccola. Soprattutto se lo accompagni con una sintassi spinosa, con periodi infiniti che somigliano a un perverso gioco di scatole cinesi. Devi farti capire, la scrittura professionale non è sinonimo di incomprensibilità: trova il tuo stile.

Esplora ciò che ami, inizia a scrivere

Non è facile lavorare nel mondo della scrittura. Per farlo devi andare oltre e fare formazione. Questo significa anche sfidare i tuoi limiti con una scrittura avanzata.

Scrivi il testo che desideri leggere seguendo il tuo stile. Se non lo vuoi leggere tu, perché dovrebbe farlo un altro? Devi aver fiducia nel tuo lavoro per scrivere un libro.

I primi capitoli possono essere cancellati e bisogna concentrare l’energia narrativa sul punto di cambiamento. Quando il tuo personaggio è nuovo in una condizione, o le cose cambiano intorno, questo è il momento per completare i dettagli del suo mondo. 

Se ti sei perso nella trama, se hai incontrato il blocco dello scrittore, ritorna al punto in cui le cose sono andate male. Poi prendi un’altra strada. Cambia una persona. Modifica il tempo. Cambia l’apertura per migliorare la produzione scritta.

InsightAgency

La checklist del copywriting in 50 punti.


Quali sono i punti essenziali per lavorare nel mondo della scrittura professionale? 

Difficile fare un elenco completo delle regole, ecco perché potrebbe essere utile avere un’infografica con la checklist del copywriting a portata di mano.

Non a caso, scrivendo questo articolo, ho individuato e segnato tutti i passaggi chiave che un bravo web copywriter dovrebbe e deve rispettare per portare a termine un lavoro degno di nota sulla pagina di un sito web, di un ecommerce o di un blog aziendale.

 SEO checklist per copywriter

Il primo passaggio: c’è stata la massima attenzione per tutti gli step decisivi del SEO copywriting? Voglio dire, prima di pubblicare una pagina web bisogna fare in modo che il controllo dei meta tag e degli elementi HTML sia stato fatto. Ecco, quindi, i passaggi essenziali di una checklist per copywriter declinata in ambito SEO:

  • Hai creato un tag title adatto a comunicare il topic principale?
  • Questo tag title è chiaro, semplice e informativo?
  • Sei sotto le 65 battute nel tag title?
  • Ci sono keyword inutili? Puoi semplificare questo titolo?
  • Il tag alt delle foto è stato inserito nel modo giusto?
  • La meta description permette di chiarire l’headline SEO?
  • Sei sotto le 140 battute nel tag description?
  • L’URL è centrata sul topic principale?
  • Noti errori di battitura, forma e punteggiatura nell’URL?
  • Il permalink della pagina web è semplice, chiaro e leggibile?

Lo stesso discorso può essere fatto per il tag H1 anche se in questo caso siamo tra due settori differenti: questo micro-testo riguarda sia la SEO che il persuasive copywriting dato che è parte integrante del layout della pagina web.

Stile, linguaggio e scrittura online

Non è facile scrivere bene per ogni cliente e progetto proposto. Per questo devi essere, prima di tutto, in grado di rifiutare i clienti che non ti rispecchiano. Poi devi rispettare le regole del copywriting, verificando prima di consegnare.

  • Hai usato un linguaggio adeguato al tuo target di riferimento?
  • Il tone of voice è quello utilizzato dal brand?
  • Hai semplificato il più possibile la sintassi e il lessico?
  • La call to action è stata scritta usando il verbo imperativo?
  • Soggetto e verbo sono sempre il punto di riferimento della frase?
  • Il modello della piramide rovesciata è stato rispettato?
  • Hai usato, dove, necessario le leve della riprova sociale?
  • C’è concordanza di stile e linguaggio nel contenuto?
  • Stai dando al lettore ciò che vuole nel momento e nella forma giusta?
  • C’è forse un medium differente dal testo per comunicare meglio?

Come puoi ben vedere in questo caso il lavoro del copywriter non riguarda solo la buona scrittura ma anche la decisione in termini di buona comunicazione visuale. In un mondo perfetto saresti al fianco di un art director o di un creative director ma non si può avere tutto.

Lista di controllo per la formattazione

Ogni copywriter che si rispetti si assicura di aver pubblicato un contenuto con una forma adeguata. La sostanza è importante, questo è chiaro, però c’è bisogno anche di una buona presentazione del lavoro svolto. Qual è la checklist da rispettare?

  • La formattazione aiuta a leggere o è solo d’intralcio?
  • Il primo paragrafo è un manifesto di chiarezza e semplicità?
  • C’è un titolo e un sottotitolo nella tua pagina web?
  • Il corsivo è stato usato nel modo giusto.
  • Hai eliminato acronimi, maiuscolo e maiuscoletto non necessari?
  • Hai diviso il testo in blocchi facili da leggere?
  • Quando necessario, hai usato le liste puntate?
  • Gli heading (H2,H3) introducono i capitoli in modo chiaro?
  • Hai rispettato la gerarchia dei vari H2, H3 e H4?
  • Le foto sono necessarie o diventano un problema per la lettura?

La checklist del copywriting scrupoloso deve tener presente anche questo: il tuo blog o la pagina web ha un font adeguato e un allineamento a bandiera? 

 


Per i nuovi progetti questo è un passaggio che dovrebbe essere gestito dall’UX specialist con competenze in microcopy. Ma un bravo web copywriter sa sempre come rendersi indispensabile nella fase di controllo per impaginare un articolo.

Usabilità e copywriting checklist

Torniamo sempre allo stesso discorso: perché mettere in una checklist per copywriting dei punti che dovrebbero essere curati da altre figure? Semplice, perché un bravo scrittore di testi per il web sa essere indispensabile al processo produttivo.

  • I link che hai inserito sono necessari o appesantiscono il testo?
  • Hai aggiunto il testo alternative e la didascalia alle immagini?
  • Hai caricato il formato giusto per immagini e foto?
  • I file da scaricare hanno informazioni su peso e formato?
  • L’anchor text dei link descrive il contenuto della pagina di atterraggio?
  • Le immagini e i video sono descrittive o semplici riempitivi?
  • Hai aggiunto tutte le fonti necessarie al lettore?
  • L’headline comunica immediatamente il tema e l’argomento?
  • Hai ridotto o spiegato gli acronimi che nessuno conosce dal testo?
  • Testo sottolineato: hai eliminato questa formattazione che si confonde con i link?

Quando scrivi un articolo per il blog, o magari un comunicato stampa, devi valutare una serie di aspetti che vanno oltre la scrittura pura e semplice. Un web copywriter che capisce come e quando usare le regole dell’UX ha un futuro roseo davanti.

Proofreading, controllo e rilettura

Se vuoi fare un buon editing dei testi online devi concentrarti. Lascia decantare il lavoro svolto e dedicati ad altro. Poi dopo qualche ora, meglio ancora se il giorno dopo, ti dedichi alla rilettura del copy in modo da evitare errori, typo e refusi.

  • La rilettura a ha evidenziato refusi, errori di battitura e di grammatica?
  • Hai semplificato il più possibile la forma senza intaccare la sostanza?
  • Aggettivi e avverbi sono stati snelliti il più possibile?
  • Hai controllato che non ci sia virgola tra soggetto e verbo?
  • I verbi sono declinati nel modo giusto?
  • Hai verificato l’assenza di errori fonologici?
  • Accento e apostrofo: tutto è stato segnato bene?
  • La punteggiatura riesce a esprimere il senso della frase?
  • Ci sono frasi troppo lunghe che devono essere spezzate con un punto?
  • I due punti introducono concetti o sono usati a caso?

Ci sarebbero tanti altri punti da sottolineare in questa checklist del copywriting equilibrato. Ricorda solo questo: la semplicità è amica della buona scrittura.

Infografica: la checklist del copywriting

Qui ho racchiuso i punti della checklist per copywriter. E per concludere l’opera ho deciso di consegnarti la versione completa di questa lista di controllo.

 


InsightAgency

Come scrivere una pagina contatti di un sito web efficace e creativa?

 


Per abbindolarti e farti proseguire nella lettura, potrei iniziare questo post sulla pagina contatti di un sito web dicendoti che questa è una delle pagine più visitate di un sito e che non puoi dimenticartene.

Potrei.

La verità – e qui chiedo perdono ai guru e alle guru del marketing che tirano acqua al loro mulino a seconda della situazione – è che tutte le pagine di un sito vanno curate e rifinite in dettaglio, nessuna esclusa.

Questo perché ogni spazio a nostra disposizione per comunicare e intrecciarci con le persone è preziosissimo: è un’occasione per definirci come brand e come esseri umani, ringraziare chi viene a farci visita e stimolare a scriverci, metterci a disposizione e ribadire la nostra promessa ai potenziali clienti.

Quindi? Quindi anche il testo della pagina contatti di un sito web deve essere maneggiato con cura e progettato con le stesse attenzioni che mettiamo nelle altre sezioni del sito: about page, sales page, home page e via dicendo (approfondiremo anche queste nei prossimi articoli).

Vediamo insieme come realizzare una pagina contatti efficace, con quel pizzico di creatività che la rende più accogliente e memorabile, più qualche esempio di informazioni che secondo me è bene aggiungere per dare più valore al nostro business.

Cominciamo.

Pagina contatti di un sito web e menu di navigazione

Prima di infilarci dentro il tema centrale di questo post, ci tengo ad approfondire un piccolo aspetto legato a usabilità/user experience e che risponde a domande che spesso mi vengono fatte, del tipo: quando si costruisce il menu di navigazione, dove si inserisce la voce della pagina contatti? c’è libertà di scelta? ci sono delle convenzioni che è meglio rispettare?

La prassi vuole che, nel menu di navigazione, la pagina contatti venga posizionata all’ultimo posto, seguita solo in alcuni casi dalla lentina di ricerca sul sito. Il mio consiglio è di non inventarti nuovi modi di fare le cose di sempre e di lasciarla lì dov’è, per non confondere le persone che si aspettano di trovare un certo tipo di informazioni secondo la logica che conoscono.

Altra questione: quanto si può andare di creatività con la voce del menu di navigazione? al posto di “contatti” si può usare “scrivimi” o “lasciami un messaggio”?

Per me la risposta è sì se l’etichetta che scegliamo di dare: 

  • è coerente con tutto il contenuto del sito; 
  • è chiara e non genera fraintendimenti;
  • contribuisce a definire la personalità del brand.

Nella mia esperienza, mi è capitato di sostituire la voce “contatti” con “fai una domanda”, “vieni a trovarci”, “ottieni risultati”, “chiedici di più”, ma queste scelte sono state dettate da un grande lavoro di progettazione del contenuto a monte e di definizione di tono di voce.

Pagina contatti, i dati del tuo brand

Siamo persone reali, vere, abbiamo business in crescita che guardano al futuro e che vogliono distinguersi. Diciamo chi siamo, a gran voce.

Per questo nella pagina contatti è utile ribadire i dati dell’attività: brand name, nome e cognome, partita IVA, sede legale e operativa, un indirizzo email valido, la PEC, il numero di telefono, account Skype o similare.

Ti ricordo che alcune delle informazioni sopra citate vanno inserite anche nel footer per cui, se la tua pagina non è molto lunga ed è ben organizzata, puoi omettere questi dati e lasciarli solo al fondo perché facilmente raggiungibili.

Ma… bisogna proprio mettere tutte queste informazioni nella pagina contatti? Dipende da settore, tipo di lavoro, questioni di privacy.

Però.

Se hai un negozio fisico, una bottega, un laboratorio, un ufficio aperto ai clienti, scrivere l’indirizzo in cui lavori è F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E per farti trovare; se lavori quasi del tutto online o hai un ufficio in casa, il tuo indirizzo è secondario.

Stesso discorso per il telefono o il cellulare. Alcuni brand si muovono benissimo via email, Skype, Zoom e non hanno bisogno di lasciare ai clienti il numero di telefono; viceversa per altri business come un ristorante o un idraulico, condividere un recapito telefonico è importantissimo per la gestione degli interventi, appuntamenti, prenotazioni.

Un form essenziale e personalizzato

Dentro la pagina contatti dobbiamo inserire, a un certo punto, il famoso form o modulo nel quale chi lo compila può lasciare i suoi dati e raccontare per quale motivo ha bisogno di noi.

Opta per un modulo semplice, dove chiedi solo quello che serve: le persone sono restie a riempire form con mille dati, in più se il contatto non è super motivato a scriverti, chiedere tante cose può spaventare e disincentivare ad arrivare alla fine.

WordPress, Joomla e altri CMS, per facilitare il processo, configurano dei form contatti standard che funzionano e sono molto comodi ma che mancano di personalità.

Qui ti consiglio di lavorare sul microcopy, mettendoci la tua voce e la tua personalità in ogni singolo campo, per accogliere come si deve chi ti sta scrivendo e lavorare da subito di empatia.

Perché mettere un asettico “nome” quando possiamo modificare con “come ti chiami” o “qual è il tuo nome”? Perché lasciare il campo “messaggio” quando possiamo scaldare la comunicazione con “perché sei qui”, “dimmi tutto”, “come posso esserti utile” o “raccontami meglio”?

Possiamo aggiungere un po’ di sapore anche al bottone “invia messaggio”; nel form contatti del nuovo sito della insight l’abbiamo sostituito con un “manda pure” per essere più amichevoli e diretti.

Prova a sperimentare di creatività, ricordati però che l’obiettivo finale è quello che le persone ti scrivano, quindi vai di fantasia ma non trascurare chiarezza e semplicità.

La mappa di Google, gli orari in cui lavori e altri dettagli

Se hai un negozio fisico, allora la tua pagina contatti non può non contenere una bella mappa di Google: aiuterai i tuoi clienti a sapere dove lavori e come fare a raggiungerti. Se la tua attività è aperta solo in certi orari, ecco il momento di dirlo: eviterai che si bussi alla tua porta il lunedì pomeriggio, il tuo giorno libero.

Sempre a proposito di mappe e indirizzi, puoi inserire un piccolo paragrafo con dei dettagli aggiuntivi per far sì che le persone arrivino a destinazione senza impazzire. Due esempi:

  1. Hai uno studio a Napoli, non proprio in centro? Spiega come raggiungerti con i mezzi, ipotizzando il tragitto dalle stazioni ferroviarie principali.
  2. Il tuo negozio si affaccia su una via con il posteggio a pagamento? Avvisa le persone che se vogliono parcheggiare super vicino dovranno pagare una tariffa precisa (indica anche quale) o consiglia un parcheggio free nei dintorni.

Questi suggerimenti vanno bene anche se lavori solo online ma hai comunque piacere di indicare qual è la sede della tua attività. Trasmetterai professionalità, solidità e sicurezza.

Scintille ed emozioni

Se fin qui ho raccontato quali dovrebbero essere le informazioni di base contenute su una pagina contatti, ora voglio darti altri spunti per arricchire quello che andrai a scrivere, per esserci meglio e far scattare qualcosa dentro a chi c’è dall’altra parte dello schermo. Come sempre, il mio consiglio è quello di modellare su di te questi spunti, valutare quali senti tuoi e allontanare quelli che sono lontani dal tuo essere.

  • Pratica la gentilezza. Molte pagine contatto sono fredde, spocchiose, gelide. Perché non cambiare punto di vista? A me piacciono quelle pagine contatto che ringraziano le persone di essere arrivate fin lì. Che aggiungono informazioni sul metodo di lavoro senza presunzione. Che accolgono e mettono il potenziale cliente nelle condizioni di dire: ok, mi piaci, voglio lavorare con te perché sei come sei, con le tue competenze e professionalità.
  • Ribadisci chi sei, cosa fai e per chi. Un piccolo recap sul tuo lavoro, magari scritto a inizio pagina, può aiutare le persone a non perdere di vista il focus ed entrare in comunicazione con te.
  • Racconta i mondi che abiti. Hai una rubrica su Instagram dove ogni giovedì fai una diretta sul tuo lavoro? Hai attivato un gruppo chiuso su Facebook? Scrivi su una rivista online e ogni lunedì esce un tuo articolo sulla fotografia? Spiega a chi legge dove può trovarti al di fuori del tuo sito e perché dovrebbe seguirti anche lì.
  • Condividi il tuo metodo di lavoro per aiutare le persone a capire e capirti meglio. Dedica qualche riga della tua pagina contatti per spiegare, sempre con cura, alcune cose sulla tua attività. Hai un’agenda molto fitta e prendi lavori solo con 4 mesi di anticipo: dichiaralo, così chi ha fretta potrà andare altrove. Preferisci il contatto esclusivo via email: spiega perché.Ci sono dei progetti che ti appassionano e quelli a cui preferisci dire no, dillo chiaramente, è un modo per raccontare come e con chi ami lavorare, disincentivando le persone che non sono in sintonia con te a sceglierti.

Ottieni il massimo dalle pagine del tuo sito

Adesso che sai come dare vita a una pagina contatti che invoglia a scriverti e approfondito quali contenuti possono trasformarla in un luogo di dialogo e ascolto, puoi iniziare a migliorare quella che hai già con le tue forze.

Se invece serve aiuto, il nostro servizio di scrittura testi è a tua disposizione. Insieme daremo più sostanza, profumo e consistenza alla comunicazione del tuo brand rispecchiando le tue caratteristiche e la tua personalità.

InsightAgency

Una nuova linearità è importante quando si scrive per lo smartphone

 


Seguo da anni Mario García, uno dei più famosi newspaper designer a livello mondiale, che tra l’altro impersona al meglio il sogno americano: arrivato ragazzetto profugo cubano in Florida, senza sapere una parola di inglese, è diventato giornalista e poi visual designer, fino a progettare quotidiani su tutte le piattaforme e a insegnarlo alla scuola di giornalismo della Columbia University.

Ha vissuto tutta intera la trasformazione dei giornali, dalla composizione tipografica al digitale: ha portato il colore sulle pagine di serissimi quotidiani come il Wall Street Journal e il tedesco Die Zeit; ne ha ridotto il formato senza farli assomigliare a giornaletti scandalistici, anzi; ha dato al Washington Post la veste attuale; ha realizzato le edizioni digitali di tanti giornali in tutto il mondo.

“Visual journalism: a way to encourage reading, a way to bring visual excitement to the pages of newspapers that had traditionally being long masses of grey text.”

E infatti il primo volume della sua nuova trilogia The Story, si intitola Transformation. Il secondo, decisamente più interessante e attuale, Storytelling (l’edizione per Kindle costa meno di 5 euro). In attesa del terzo dedicato al design, ho letto entrambi, non pago di leggermi da anni i suoi post.

Seguo così assiduamente un designer di quotidiani soprattutto perché:

  • i grandi quotidiani come quelli che chiamano come consulente Mario García hanno le risorse per sperimentare tanto e fare le cose in grande: le loro soluzioni sono di ispirazione per chiunque scriva online, qualsiasi cosa
  • l’industria dei quotidiani lotta da anni per trovare il modo per farsi leggere, coltivare e aumentare i loro abbonati: se trovano il modo di concentrare testi lunghi e complessi sulle superfici più piccole, possiamo rubare idee anche per siti e blog
  • il nostro designer cubano-statunitense è generoso e molto comunicativo, ci racconta e ci fa vedere un sacco di cose interessanti.

The Story, impaginato come le schermate di uno smartphone, ma con font classiche e persino vintage (Bembo per il testo, Deutsche Gothic per i titoli), è un inno alla storia, anzi alle buone storie, che sono alla base di qualsiasi pezzo giornalistico, su qualsiasi medium. Quello che rende i libri così interessanti sono le soluzioni che Garcia ha individuato per rendere gli articoli, soprattutto i più lunghi, leggibilissimi sui pochi centimetri quadrati dei nostri telefoni.

“If we have a good story the rest is easy.”

Oggi le storie possono avere le “gambe corte”: una breaking news breve e veloce sul sito, poche righe sui social, ma immediati, e finisce lì. O possono avere le “gambe lunghe” e prestarsi ad approfondimenti e dossier da pubblicare anche a una certa distanza di tempo, come quelli ricchissimi del New York Times o del Washington Post. In entrambi i casi però, i testi devono considerare il nuovo “giornalismo delle interruzioni”, consumato ovunque, tutto il tempo da circa l’80% della popolazione mondiale che li legge sul telefono. Legge, sì, legge, perché nonostante tutto ci stiamo abituando a leggere sul minischermo anche testi lunghissimi.

“The smartphone, the smallest platform, but the one your audience keeps as a constant companion.”

Il 98% delle persone tiene lo schermo verticale: scrolling surclassa swiping. Per questo García propone per i testi una “nuova linearità”, che asseconda la velocità con la quale il nostro pollice fa avanzare i contenuti sullo schermo. Una linearità fatta di un ritmico alternarsi di brevi paragrafi di testo, immagini, didascalie, video, grafici, citazioni, caption, sottotitoli. Se ben orchestrati, ci permettono di reggere/leggere con agio e leggerezza testi di parecchie decine di migliaia di caratteri. I grandi quotidiani gli hanno dato retta e i dati sulla lettura danno loro ragione.

 


 

 Sulla stampa spaziamo con gli occhi, cogliendo il contesto del “paesaggio” testuale; sullo smartphone siamo concentrati sullo scrolling e il ritmo si gioca tutto in quel nastro stretto di parole e immagini.

 


Quali storie sono le più adatte allo srotolamento e come devono essere progettate per catturare e tenere incollato il lettore?

1. Devono avere un forte potenziale visivo, da esprimere attraverso foto, video, grafici, citazioni, screenshot. Come la famosissima storia del crollo del Ponte Morandi del New York Times (anche in italiano):


 

Quanti elementi visuali? Tra i 5 e i 6. I video non devono superare i 30 secondi.

E si possono mescolare foto e video? Sì, ma il meno possibile.

Attenzione: se si inserisce uno screenshot da un social, per esempio un tweet, questo non deve ripetere cose già dette nel testo. Anzi, bando a tutte le ripetizioni: ogni elemento deve essere unico e far progredire la storia.

2. Titoli e sottotitoli sono fondamentali per spingere chi legge sempre avanti: tra evocazione e descrizione, ma mai criptici. Per riuscirci, ci può aiutare il sottotitolo:

 


3. Il testo deve essere semplice: paragrafi brevi, ognuno un focus; periodi brevi, perché la colonna di testo stretta li fa sembrare ancora più lunghi. La ricchezza del contenuto e dello stile è affidata al lessico e all’integrazione tra testo e visual.

“In the mobile world, it is not just that less is best, less is the only way.”

4. L’incipit è decisivo: meglio piombare nella storia “in medias res”, per inchiodare chi legge a scoprire come si è arrivati fin lì o cosa sta per succedere, come nel lungo reportage del New York Times dedicato alla caduta di Aleppo in Siria:


5. Le didascalie sono fondamentali: raccordano testo e immagini, costituiscono un punto di ingresso in più, veicolano messaggi importanti. “I’m only going for the things that I’m passionate about” dice questa intima Nicole Kidman in bianco e nero in didascalia. Continuiamo a leggere per sapere quali sono queste cose che tanto la appassionano.

 


6. La fine del paragrafo annuncia o si riferisce all’immagine che viene dopo:


7. I vuoti sono spazi espressivi:

 


 

Insomma, la vera interazione è sempre più quella tra il nostro pollice e lo schermo che si srotola. Vi ricordate The Snow Fall? Il grandioso web-documentario del New York Times che nel 2012 fece incetta di premi e vinse anche un Pulitzer? Era ben scritto, ma pieno di link ed effetti speciali: nonostante i premi e l’indubbia qualità, ben pochi lo lessero per intero.

Invece ora un’altra storia vera di un salvataggio dopo una valanga, costruita con la linearità raccomandata da Mario García, ci tiene incollati allo smartphone. Io per leggerla ci ho messo una mezz’oretta, sempre col fiato sospeso, ma sono arrivato in fondo senza accorgermene: è Five Feet Under, pubblicata dal quotidiano norvegese Bergens Tidende (in inglese):

 


 

InsightAgency

Come scrivere un testo dinamico e suscitare, quindi, l'interesse dei lettori

 


Quante volte hai letto un testo on line (ma anche su carta) e lo hai definito “piatto“?

Quante volte hai sbadigliato o ti sei reso conto che non stavi ricordando nulla di quanto letto?

Credo che sia capitato a tutti prima o poi, perché troppo spesso abbiamo davanti testi statici, che sembrano fermi e scolpiti nella roccia, immobili come la Sfinge di Edipo e altrettanto criptici. Per catturare l’attenzione e l’interesse dei lettori devi scrivere un testo dinamico, ma cosa lo rende tale?

Possiamo dividere le caratteristiche di un testo dinamico in due grandi gruppi:

  • grafiche
  • narrative.

La dinamicità grafica del testo

La prima attenzione è quasi sempre per l’aspetto visivo del testo. Le parole, prima ancora di leggerle, le guardiamo.

(Luisa Carrada)

Questo è un dato di fatto, soprattutto on line: il nostro occhio per poter decodificare le nozioni scritte, prima scorre completamente il testo, lo inquadra graficamente e prepara il cervello a ciò che dovrà recepire, dandogli per prima cosa una struttura grafica da seguire.

Più la struttura sarà memorizzabile visivamente più sarà facile per la mente del tuo lettore recepire le informazioni corrette e, di conseguenza, apprezzare il valore di quanto hai scritto per lui.

Quali sono gli strumenti migliori per rendere graficamente dinamico un testo on line? Vediamoli:

  1. Il font: scegli un font Google, così che sia leggibile su tutti i device, privilegiando quelli semplici, puliti, leggibili. Quindi evita i testi handwriting o gli skatch tipo lavagna possono essere poco chiari, soprattutto se di piccole dimensioni
  2. Il grassetto: segnala le informazioni importanti così che unendo tutte le parole in neretto il lettore può, idealmente, ricostruire il senso di tutto il post
  3. Il corsivo: usalo per le parole straniere di uso non comune e per i titoli di opere
  4. Il quote: le citazioni sono molto utili e per evidenziarle usa l’apposita opzione dell'editor che ti permette di evidenziarle tramite il block-quote (è il tasto delle virgolette nell’editor di testo di ogni pagina e articolo)
  5. I titoli e i sottotitoli: questi elementi sono importantissimi per dare in breve il senso logico del percorso che darai al tuo pensiero e aiutano immensamente nella lettura. Inoltre staccano graficamente il testo aleggerendolo
  6. I paragrafi: vai a capo. Tutto qui. I paragrafi ti evitano quella che chiamo “La sindrome di James Joyce”, ovvero ammazzare il lettore con paginate di parole senza punteggiature.
  7. Gli elenchi puntati: se avessi elencato in un unico paragrafo tutti i punti dall’1 al 7 mi avresti già abbandonato, vero? Lo stesso vale per chi legge te.

La dinamicità narrativa: divertiamoci e divertiamo

Io amo scrivere, e tu? Spesso lo chiedevo durante le riunioni di redazione o nei breafing di scrittura creativa in agenzia: ti diverti a scrivere? I collaboratori mi guardano sempre un po’ allibiti perché nessuno gli ha mai permesso di credere in una cosa importante: scrivere è divertente anche se lo fai per lavoro, anche se parli di pompe a immersione o valvole di sfiato, e se riesci a divertirti scrivendo, lo fa anche il tuo lettore che di conseguenza sarà molto più propenso a scegliere te, i tuoi prodotti o i tuoi servizi per risolvere i suoi problemi.

Ma come possiamo rendere il nostro testo dinamico giocando sugli elementi narrativi?

Anche qui usiamo un elenco per riassumere le idee in modo pratico e organizzato:

  1. Scopri come parla il lettore: sì, torniamo a parlare di ascolto, di conoscere i clienti e di valorizzare il loro linguaggio in quello che scrivi. Usando i suoi stessi termini attiri la sua attenzione
  2. Usa le figure retoriche: oltre alle metafore ci sono molte altre possibilità come le allitterazioni e le rime (da usare con parsimonia e ironia), l’anafora che ripete due o più parole a inizio di ogni frase, l’enumerazione, l’ossimoro, ecc… Qui puoi leggere tutte le figure retoriche che la nostra bella lingua offre: Luzzapy.
  3. Usa le tecniche cinematografiche: quanto affascina un film che utilizza flashback e anticipazioni? Che apre una scena su un piccolo dettaglio dell’ambiente complessivo? O che al contrario ti fa partire dallo spazio per poi accelerare velocemente fino al luogo preciso in cui inizia la scena? Puoi riprodurre lo stesso effetto con le parole, serve solo un po’ di allenamento!
  4. Sfrutta il meccanismo della fiaba: individua un eroe che deve superare numerosi ostacoli, messi sul suo cammino da un antagonista, con il supporto di alcuni aiutanti (divisi in piccoli e saggi) per raggiungere un nobile scopo. Tutti noi conosciamo le favole, basta prendere i nostri temi e raccontarli con un po’ di magia.

In conclusione: dinamico non è semplicistico

Ci sono persone che ritengono che un testo di valore debba essere, sostanzialmente, noioso, piatto, complesso e difficile.

Io credo che questa sia una stratosferica idiozia. I libri più belli, e parlo anche di testi scolastici, sono quelli che sanno aiutarti a essere letti, quelli che ti fanno amare la lettura anche parlando di cose non propriamente appassionanti.

Per fare questo devi padroneggiare le tecniche di cui abbiamo appena parlato.

E ora una domanda per te: cosa ti aiuta a ricordare il contenuto di un testo? Cosa ti affascina a tal punto da appassionarti anche agli argomenti più tecnici? Parti da lì e scoprirai il segreto della scrittura efficace.

InsightAgency

Come strutturare un testo e districarsi tra piramidi, clessidre e diamanti

 


Scrivere per il tuo business può essere difficile e soprattutto può darti poca soddisfazione se non conosci le tecniche giuste per strutturare un testo.

Perché diciamolo: se quello che scrivi non ti dà soddisfazione…che gusto c’è? Se quello che crei non rispecchia davvero il tuo stile e non fa trasparire il tuo messaggio non solo sarà un testo inutile, ma abbatterà la tua autostima e questo è da evitare assolutamente perché tu vali troppo per correre certi rischi!

Quindi andiamo a scoprire ben 4 modelli per strutturare un testo che sia efficace e piacevole da leggere, e che ovviamente assolva al suo scopo di promuovere la tua attività.

La piramide rovesciata

Questo è lo stile più classico di tutti, perché deriva dal giornalismo e dalla necessità di fornire un dato, informazione, un consiglio.

La struttura della piramide rovesciata è questa


 

In sostanza quando si sceglie questo stile si danno subito le informazioni più importanti per poi scendere nei dettagli e infine fornire forme di approfondimento.

Sono testi da cui si deve portare via qualcosa nel più breve tempo possibile.

La struttura delle 5 scatole

Questa struttura assomiglia molto a quella della retorica antica che era fatta da:

  • Exordium: è l’esordio, il momento in cui far dire loro «Cavolo, ne vale proprio la pena!»
  • Narratio: è l’esposizione dei fatti, per spiegare al pubblico perché deve darti ragione
  • Argumentatio: è l’argomentazione, la dimostrazione delle prove a sostegno della tesi e confutazione degli argomenti avversari
  • Peroratio: è l’epilogo, la conclusione del discorso, il momento in cui porti il tuo pubblico al massimo del pathos

Lo schema è praticamente identico, con pochissime variazioni

Il testo a clessidra

Per strutturare un testo, questo è il mio metodo preferito!

Non tutti i contenuti sono argomentativi, molti sono più narrativi, “morbidi“, coinvolgenti, ed ecco che arriva in nostro aiuto il testo a clessidra che parte da un fatto (o dall’esposizione di un bisogno esposto dai tuoi clienti), prende per mano il lettore e, attraverso una frase di transizione (es: “Ad esempio, voglio raccontarti cosa mi ha scritto via mail Enrico proprio su questo tema…”) lo accompagna a immergersi in un racconto coinvolgente che sostiene la tesi esposta.

La struttura a diamante

Anche questo tipo di testo è fortemente coinvolgente e fatto perché il lettore si perda nel percorso della narrazione.

Qui si parte dando subito l’informazione più importante per poi espanderla gradualmente arricchendola di dettagli e aneddoti, tirando poi, nella conclusione, le fila del discorso riprendendo la tesi e ribadendola.


 

Cosa puoi fare ora?

Ora cosa puoi tu? Corri subito a fare uno schema dei tuoi prossimi blogpost verificando quale di questi schemi è il più adatto, quello che ti sembra più efficace e ti piace di più.

 

InsightAgency

Ripulire la scrittura: sottraendo l’ovvio aggiungiamo significato

 


Il lavoro di riduzione va esercitato anche sui testi, per dire quanto serve e solo quello. Sottraendo l’ovvio aggiungiamo significato. Più sarà conciso il messaggio, più importanza avranno le parole che contiene.

(Yvonne Bindi, Language Design)

Scrivere per comunicare è impegnativo, scrivere per comunicare il tuo lavoro richiede un grande sforzo di elasticità: devi sapere quando allungare un testo perché serve tensione narrativa e quando rimpicciolirlo per aiutare il lettore a comprendere, imparare, apprezzare, scegliere.

Un buon testo, un testo che raggiunge i suoi obiettivi è un testo conciso. Il che non significa povero e per spiegarti la differenza chiarisco meglio il concetto così

breve ≠ semplice ≠ conciso

perché:

  • breve” ci parla solo della lunghezza (righe, battute, caratteri, parole, ecc…)
  • semplice” ci parla solo del registro (niente parole strane, niente complicazioni, niente inglesismi)
  • conciso” ci parla di efficacia, di un rapporto perfetto fra quante parole mettiamo in campo e quanto preciso e forte è il messaggio che trasmettono.

Yvonne Bindi, autrice del libro da cui ho preso la citazione di apertura, dedica un intero capitolo a questo tema e per accompagnarti nell’avventuroso viaggio verso la semplificazione parto dalla sua scaletta di regole:

  • Riduci: le parole devono essere centrate sul concetto che vuoi esprimere; non essere scontato e trasandato, scegli parole mirate che diano l’esatta percezione del concetto che vuoi esprimere, possibilmente con un solo vocabolo (ricordi? riduzione!)
  • Rimpicciolisci: sì, qui parliamo proprio di ridurre le parole; se per esprimere un concetto puoi usare 2 parole invece di 6…beh sai cosa scegliere (es: di una certa importanza ➡  importante – in data odierna ➡  oggi) 
  • Nascondi e organizza: questi due punti abbinano la chiarezza espressiva alla dinamicità grafica;
  • Tempo: devi avere rispetto del tempo di chi ti legge e puoi farlo semplificando i testi (punta su semplicità, chiarezza, linearità…insomma, niente frasi dentro frasi dentro frasi) e, di nuovo, misurando la quantità di parole che usi; mi spiego meglio: leggerai ovunque che un buon blogpost è fatto almeno di 1500 parole, bene, quello non è un blogpost ma un episodio di stalking! Meglio dividere un testo così lungo in più puntate senza prendere in ostaggio il tuo pubblico
  • Impara: come puoi spiegare in modo semplice un concetto complicato? Usando le metafore e cioè imparando a vedere i vari concetti con occhi diversi, attingendo ad analogie e similitudini
  • Differenzia: ricorda che anche la semplicità deve essere dosata per non diventare noiosa, quindi, dopo aver messo il lettore a suo agio introducendo il tema, alterna frasi brevi e lineari a strutture più complesse, gioca con la costruzione del testo e con la narrazione.


Quindi oggi ti lascio con questo esercizio: prendi gli ultimi contenuti che hai pubblicato sul tuo blog, la tua newsletter e il tuo social preferito e rivedili alla luce di questi consigli. Cosa ne esce?