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Testo e contesto su Instagram


 

Quando si parla di comunicazione, spesso si scindono in modo netto le varie parti di un messaggio: da una parte il testo, dall’altra immagini/grafiche/video, in un altro cassetto il momento in cui si trova chi comunica e in un altro ancora il mondo di chi quel pezzo di comunicazione lo riceve.

Eppure le cose non sono così semplici e oggi andiamo ad affrontare il rapporto fra testo e contesto su Instagram. Che detto così sembra non voler dire nulla, quindi partiamo dal definire il concetto di contesto e lo facciamo con la definizione che ne dà Annamaria Testa in Farsi Capire.

Il contesto è ciò che comincia dove finisce quello che abbiamo deciso di considerare “testo”

Quindi dentro al contesto ci sono un sacco di cose, o meglio la parola contesto comprende tanti aspetti differenti. Vediamo quelli che si applicano meglio a Instagram.

Qui abbiamo 3 aree di contesto principali:

  • Il contesto legato al clima, alla moda e alle abitudini del tuo pubblico e del pubblico in generale
  • Il contesto legato al mezzo tecnico e in particolare al fatto che su Instagram prevalgono le immagini
  • Il tuo contesto, quello legato alla tua vita e alla tua umanità.

Il tuo contesto

Lo dico in continuazione, ma ancora è necessario insistere: il te professionista è una cosa sola con il te extra-lavoro. Per un professionista, un artigiano, un commerciante, è impensabile scindere la personalità dal brand.

Ecco perché, ad esempio, parlo degli archetipi di personalità e non di archetipi di brand quando creo le strategie per i miei clienti: perché un conto è un brand aziendale per cui si può decidere a tavolino un posizionamento completamente diverso dalle personalità che lavorano per il brand stesso, ma ben diverso è riuscire a scindere la propria identità da quella del proprio lavoro quando trattiamo la comunicazione di un’imprenditore che mette tutta la sua anima, i suoi sogni e le sue energie al servizio del suo progetto.

Ed ecco perché il tuo contesto di vita, inteso come avvenimenti, relazioni, emozioni, è importantissimo quando comunichiamo.

Se questo vale in generale, vale ancora di più su Instagram dove un eventuale scollamento fra ciò che mettiamo online e come ci sentiamo emerge su più livelli: quello delle parole (fidati, se sei di pessimo umore o stanco traspare subito dalle parole che scrivi), quello delle immagini (e anche qui ricorda che sei triste scatterai spesso foto tristi) e quello dei video.

Quando parlo di video ti parlo anche di videostorie: tutte pensiamo che non impattino troppo visto che dopo 24 ore spariscono, ma un video dice tantissimo di te e ti rende molto trasparente, quindi anche qui il contesto conta tanto.

CONSIGLIO 1

Scrivi i tuoi testi e scatta le tue foto quando sei di umore positivo, quando il lavoro ti porta gioia e senti di poter trasmettere entusiasmo al tuo pubblico.

E se vuoi fare storie parlate evita i momenti in cui molleresti tutto per aprire un Tiki Bar alle Seychelles, altrimenti perderai credibilità.

Il contesto del pubblico

Su Instagram, come su ogni altro canale, devi sapere con chi hai a che fare. Insomma, devi conoscere il tuo pubblico.

Questo significa che devi sapere nello specifico chi ti segue, conoscere il loro modo di pensare, quello che fanno giorno per giorno, i loro doveri, le loro passioni. Devi capire qual è il loro contesto personale e i loro schemi mentali per poter poi identificarne i bisogni non solo a livello di prodotti e servizi che puoi offrire, ma anche dei contenuti utili alle persone che ti seguono che così capiranno quanto puoi aiutarle.

Ma oltre al tuo pubblico specifico ci sono le mode, i riti, le abitudini di quella che è a tutti gli effetti una tribù sociale: gli utenti di Instagram (ma anche la sottotribù a cui appartieni).

Qui devi fare una scelta: vuoi conformarti ai riti della tribù per essere accettato e assecondare i ritmi del pubblico o distaccartene per differenziarti?

Io, ad esempio, se leggo di nuovo “Dire che sei a … senza dirmi che sei a…” o robe simili credo che potrei urlare. E devo seriamente tenere a freno la mano che accarezza il machete ogni volta che qualcuno in un reel schiocca le dita per far apparire una parola. Ecco perché non ne faccio mai.

CONSIGLIO 2

Attento all’effetto fotocopia quando decidi di seguire le mode del momento: l’effetto fotocopia è sempre in agguato e la tua personalità verrà schiacciata.

Il contesto del mezzo

Se il contesto è tutto ciò che non è testo, le immagini che postiamo su Instagram sono senza dubbio il contesto per eccellenza di ogni contenuto che metti online.

Non entro del merito di “quale tipo di immagine funziona di più su Instagram” perché credo sia, per dirla alla francese, un’assoluta minchiata, ma c’è sicuramente un ragionamento che vale la pena fare ovvero se sei parte del #teamcoerenza o del #teamdissonanza.

Dicesi #TEAMCOERENZA quello a cui appartengo io: le immagini devono avere attinenza con il testo che le accompagna in modo da creare un continuum logico in cui l’immagine rafforza il concetto espresso dalla caption permettendo a chi legge di richiamarlo alla mente più facilmente, soprattutto in presenza di altre immagini simili.

Dicesi #TEAMDISSONANZA quello di chi è più legato allo stile dell’immagine (palette, filtro, coerenza complessiva del profilo) più che al continuum concettuale. Fanno parte di questo team, per fare un esempio, tutte le persone che alternano selfie ad altri tipi di immagine (ad esempio un paesaggio) ma che nel testo abbinato parlano di temi non strettamente legati a sè.

Come sempre non c’è un giusto e uno sbagliato, sono semplicemente scelte che devi fare e che, la maggior parte delle volte, vengono naturali perché legate al nostro modo di vivere la realtà.

CONSIGLIO 3

Per il #TEAMCOERENZA: attenzione a non diventare troppo didascalico e descrittivo nell’abbinamento foto-testo; il rischio è di diventare noioso e pedante.

Per il #TEAMDISSONANZA: attenzione a non creare un eccessivo scollamento fra le aspettative del tuo pubblico e la realtà del testo; il rischio è che si aspettino Sir Arthur Conan Doyle e si ritrovino Groucho Marx.

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Rebranding: gli Epic Fail di alcuni grandi marchi

 


Nei giorni scorsi, abbiamo parlato di rebranding, spiegando cos'è e come e quando farlo. In effetti di Rebranding ne abbiamo visti tutti – Zara che riduce le spaziature tra i caratteri del suo marchio, McDonald’s che elimina il colore rosso dal suo iconico logo, e ancora Apple che elogia il minimalismo eliminando il multicolor dalla mela morsicata – ma nonostante ne sia pieno il mercato non va sempre tutto secondo i piani. In questo articolo troverai qualche Epic Fail di grandi marchi e come imparare dai loro errori.

I casi di INsuccesso 

Mio padre (😉 credo non fosse suo il copyright) diceva sempre che dagli errori si impara – anche se sono quelli degli altri – per questo vediamo alcuni casi di Rebranding che era meglio evitare:

Pepsi

pepsi rebranding

Tu lo vedi il sorriso?
Fin dalla nascita Pepsi lotta per la sua identità – sappiamo bene che il suo competitor principale non molla la presa – e l’evoluzione del marchio è una storia che iniziò parecchi anni fa ma l’esperienza in materia di Rebranding non è bastata per fare un buon lavoro. 

Nel 2008 è stata rilasciata la sua ultima versione: modifica del font e rotazione del logo, l’idea era quella di renderlo un “cheeky smile”, lo hai notato? Molti non ne sono convinti e hanno lasciato spazio alla creatività.

Interpretazioni scherzose dello smile Pepsi

Interpretazione scherzosa del logo pepsi

The white stripe on the new logo varies across Pepsi products, getting wider or thinner depending on product. The design team that sparheaded the campaign explains that they’re supposed to be “smiles”, but we don’t really see it.

– Forbes Magazine

 

Kraft Food

kraft logo

L’international Food&Drinks company cambiò rotta, ma solo per poco. I consumatori, senza esitazione, smontarono l’entusiasmo del cambiamento, dopo soli 6 mesi Kraft decise di tornare sui propri passi (o quasi) per recuperare l’identità persa.
Ma cosa ci sarebbe di così sbagliato nel nuovo logo, così diverso dall’originale? Forse proprio questo!
La percezione dei consumatori del brand originale è stata definita come uno “smack in the face”  (schiaffo in faccia) potente e subito riconoscibile, con il Rebranding invece il brand ha cambiato energia risultando generico e patetico, complice anche la scelta dei caratteri, Tekaton e Papyrus, molto discutibile. 

Tropicana 

tropicana rebrand

Nel 2009 l’azienda si lanciò nel mercato con un drastico Rebranding, modificando packaging, logo e stile comunicativo, ma tutti questi sforzi potevano essere tranquillamente evitati.

I consumatori si trovarono di fronte a un prodotto che non riconoscevano più, smettendo quindi di acquistarlo. Questo ha generato un calo del 20% delle vendite per un valore di 30 milioni di dollari, il crollo della brand awareness, nonché conseguenze negative alla reputation aziendale. 

Un bel regalo per i competitors che si sono acchiappati le quote di mercato del colosso americano. Ma questo incubo non durò molto, nel 2009 Tropicana ripristinò il suo vecchio logo tornando il prodotto di punta tra i succhi di frutta.

Mastercard

mastercard rebrand

Anche i migliori sbagliano, Mastercard* nel 2006 ha avuto la (non tanto) brillante idea di fare Rebranding del suo riconosciuto marchio. Questo remake è costato all’azienda quasi 10 milioni di dollari che era meglio investire in altre attività. Il pubblico, infatti, non apprezzò il cambiamento definendo il marchio confusionario e poco chiaro. Ecco che la multinazionale fece un passo indietro ri-adottando le vecchie caratteristiche del brand.

Royal Mail

RoyalMail rebrand

Un salto nel vuoto non irrilevante per la Royal Mail* – il servizio postale britannico, inizialmente al solo servizio reale – che nel 2002 cambiò drasticamente il suo nome in Consignia creando scompiglio e difficoltà di riconoscimento, complice anche la quasi assente campagna di comunicazione. La Royal Mail, però, è tornata indietro in solo un anno consapevole dell’errore. 

5 consigli per un’ottima strategia di Rebranding 

Dai casi di insuccesso appena visti possiamo trarre delle conclusioni su come è bene non fare rebranding:

  1. Make it easy: semplificazione anziché complicazione, questa è una regola fondamentale, soprattutto quando il logo è internazionale. È importante rendere il logo più comprensibile e chiaro, senza inserire elementi superflui che finirebbero per complicarlo;
  2. Cambiare logo è un azzardo, e qui non stiamo giocando. Ogni attività che comporta uno sforzo, in questo caso far sì che il consumatore riconosca e associ il nuovo logo all’azienda, non è apprezzata dal nostro cervello che di sforzarsi non ne ha voglia. Quindi si può fare ma solo se strettamente necessario;
  3. Ma…prima di iniziare con il Rebranding assicurati di aver compreso la percezione del brand e del prodotto nella mente dei consumatori, e chiediti se è davvero necessario agire;
  4. Assicurati che ogni attività di Rebranding sia sempre seguita da una campagna di comunicazione, soprattutto quando l’attività è radicale;
  5. Non dimenticare i valori e la mission che accompagnano il tuo brand, questi devono venire trasferiti sul nuovo logo.

Per concludere, l’attività di Rebranding non è cosa semplice e non sempre, nonostante l’esperienza, le cose vanno secondo i piani. Non esistono delle azioni giuste o sbagliate, esistono circostanze diverse che devono venire valutate prima di agire, analizzando l’ambiente competitivo ed eventuali pro e contro che la strategia può portare con sè.

Migliorare il legame emotivo

Ma se non ti è ben chiaro cos’è il Rebranding, ecco la risposta.

Partiamo dalle basi: il Rebranding è una strategia di marketing che ha lo scopo di riposizionare nel mercato e nella mente dei consumatori un brand già esistente. Questo avviene nel concreto con la modifica dell’identità del marchio ovvero dei segni distintivi di un’azienda come, ad esempio, il logo o lo stile comunicativo. 

Il Rebranding è una strategia dinamica che può avvenire sia in breve tempo sia in tempi più lunghi e può essere sia radicale sia quasi impercettibile agli occhi dei consumatori.

Non solo, il Rebranding può essere Proattivo quando la scelta di agire parte dall’azienda stessa, per migliorarsi, crescere o conquistare nuove quote di mercato o Reattivo quando sono le circostanze esterne che “obbligano” ad agire per resistere e cavalcare i trend del mercato. 

Quindi, per concludere, perché un’azienda dovrebbe fare rebranding? Semplice:

  • Il pubblico o l’azienda sono cambiati e la brand identity non rispecchia più il business e i consumatori target non si sentono più rappresentati da quell’immagine aziendale; 
  • Il Logo è obsoleto quando la grafica non è più attuale;
  • Le tendenze si evolvono e per seguire le esigenze dei consumatori è necessario stare al passo con il cambiamento per non risultare obsoleti;

E qualcuno però ci è riuscito:

Oltre ad aver visto come NON fare dobbiamo anche imparare dai migliori. Ecco due casi di successo che molto probabilmente avrai notato:

McDonald’s non serve più cibi di bassa qualità

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La catena di fast food più famosa al mondo viene etichettata come distributrice di cibi dove la qualità non è il suo punto di forza. Negli anni però, McDonald’s ha capito che adattare l’offerta alle richieste dei suoi consumatori era fondamentale per non perdere la posizione competitiva. Dagli inizi del 2000, infatti, iniziò a servire cibi più sani, e per far percepire questi cambiamenti ai consumatori decise di intervenire anche sul logo, la celebre “M” gialla affiancata dal colore rosso non comunica in modo ottimale la scelta dell’azienda, ecco che inizialmente viene rimosso il colore rosso, e successivamente inserito il colore verde, il colore della natura. 

Dropbox

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La Dropbox inc. non ci è andata con i piedi di piombo, l’evoluzione del suo logo iniziò nel 2008 per concludersi nel 2017 modificando lievementi tutti gli aspetti del marchio. Nello specifico:

  • La scatola, prima tridimensionale, è ora è piatta e priva di profondità;
  • La palette di colori, prima sfumata sia sulla scritta sia sul logo, è stata sostituita da colori piatti;
  • Il carattere è più semplice e di facile lettura.

Questo è un esempio di Rebranding difficile da percepire in quanto le modifiche non sono state drastiche, ma nonostante ciò è stato fatto un ottimo lavoro, semplificando la percezione dei consumatori eliminando elementi di confusione.

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Come realizzare food photography in autunno

 


Quando pensi all'autunno, cosa ti viene in mente?

Foglie colorate, colori intensi, un fuoco ardente, un comodo maglione e zucche a volontà.  La sfida per i fotografi di cibo è catturare tutto questo, perché la migliore fotografia fa appello ai nostri ricordi, riportando gli odori, i suoni e l'atmosfera dell'autunno. 

In questo articolo troverai 5 consigli per catturare un'intera stagione in un singolo fotogramma.

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1) Quando fotografi il cibo usa oggetti di scena 

Crea composizioni con oggetti "non commestibili” che trovi in casa o in giardino, come foglie colorate, fiori autunnali, pigne, calde coperte o tovaglie; questo ti permetterà di aggiungere quella nota autunnale alla foto senza spese extra.

L'autunno è il tempo del raccolto: mele, zucche, uva, fichi, prugne, quindi puoi anche cucinare e fotografare piatti tradizionali autunnali, come marmellate, pasticcini, bevande calde. Tutte queste cose trasmettono perfettamente i colori vivaci dell'autunno, il comfort delle serate autunnali e l'atmosfera di questo periodo dell’anno, per dare quell'armonia insita nell'autunno.

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2) Trova buone combinazioni di colori 

Per le tue nature morte autunnali, cerca di selezionare elementi di non più di tre tonalità di colore per una singola foto.

Le componenti principali di un'ottima foto sono una bella illuminazione e una composizione interessante. Usa l'illuminazione naturale se c'è una grande finestra, o scatta con una sorgente di luce stroboscopica calda e riflettori di diverse dimensioni.

Overhead view of apple pie on rural wooden table

Cerca di trovare buone combinazioni di colori nella vita reale o aiutati con la ruota dei colori per collegare gli elementi nelle tue foto.

3) Usa sfondi caldi per creare un'atmosfera accogliente

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Usa sfondi più caldi, come legno e tessuti, per creare un'atmosfera confortevole, rustica e avvolgente. Puoi anche modificare leggermente il bilanciamento del bianco verso toni più caldi. Questi trucchi ti consentono di creare immagini autunnali più tradizionali.ù

Puoi scegliere anche superfici moderne più fresche, come la pietra grigia o leggermente azzurra, che funzionano benissimo per il contrasto che creano con il cibo stesso e le immagini diventano più energiche e nitide.

Il cibo autunnale è incentrato su ingredienti come mele, cannella o zucche, e bevande calde. Usa e cucina questi ingredienti per rendere tutto più caldo e accogliente, esattamente ciò di cui hai bisogno per l'autunno.

Top view of soup made with carrot and cream and croutons

4) Usa un'illuminazione naturale

Per quanto riguarda l’illuminazione, la cosa più importante è usare la luce naturale: con l’uso di un flash o di uno stroboscopio, il cibo può risultare così plastico e irrealistico.

La retroilluminazione o l'illuminazione laterale possono dare il contrasto necessario e creare ombre e volume nella foto. Rilassati quando fotografi, e metti il tavolo vicino alla finestra. Usare un'apertura inferiore a f4 è sconsigliato.

A volte è necessario bloccare parte della luce per creare un'atmosfera più scura da "pomeriggio autunnale”; lo si può fare usando un cartone nero o pannelli di gommapiuma.

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5) Gli alberi e la luce 

È preferibile scattare con luce naturale, e se il tempo lo permette, prova a scattare anche all'aperto, nel cortile di casa. Il modo in cui gli alberi diffondono la luce del sole, ma allo stesso tempo lasciano cadere alcuni raggi di luce sul piatto, può stupirti.

Questo trucchetto rende l'immagine più attiva e viva.

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I segni grafici fondamentali: cosa significano e come usarli

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Magari lavori da un po’ nel settore, o hai già visto tanti progetti grafici e letto tante cose sul graphic design, ma sai cosa sono i segni fondamentali?

Possiamo dire che i segni fondamentali sono un po’ la base della grafica, perché sono le forme elementari da cui derivano tutte le altre. La loro importanza non sta solo nel fatto che sono un po’ l’ a-b-c del lavoro del graphic designer, ma anche nel loro significato.

La semiotica, che è la scienza che si occupa di studiare il significato dei segni, ci insegna proprio che ad ogni forma noi tendiamo ad associare un senso, un’idea, un messaggio.

Anche il modo in cui percepiamo queste forme è importante. Ad esempio quando si parla di gestalt o di sezione aurea o delle correzioni ottiche.

Quindi se conosci il significato dei segni grafici fondamentali puoi utilizzarli per rendere il tuo progetto più convincente ed efficace.

Andiamo quindi subito a vedere quali sono, cosa significano e come puoi usare al meglio i segni grafici fondamentali.

I segni grafici fondamentali:‌ quali sono

I segni fondamentali sono cinque:

  • quadrato
  • cerchio
  • triangolo
  • freccia
  • croce

I primi tre sono forme piene, mentre le ultime due no.

I segni grafici fondamentali 1 risultato

Questo implica una grande differenza, nel modo in cui le percepiamo e quindi, di conseguenza, in cosa ci vediamo.
Per questo andiamo ad approfondire il significato e l’utilizzo di tutte e cinque.

Il quadrato

Il quadrato è composto da linee rette che si incontrano formando sempre un angolo di 90 gradi.

Questa sua uniformità e proporzione fa sì che da sempre il quadrato tra i segni grafici fondamentali sia quello legato al concetto di stabilità.

Cosa significa

L’idea di stabilità si traduce quindi, in senso figurato, nell’idea di autorità, affidabilità e sicurezza che questa forma comunica. Lo sappiamo da sempre:‌ persino Dante diceva di essere “ben tetragono ai colpi di ventura”, usando il riferimento al cubo come sinonimo di “saldo, fermo, immobile”.

Come si usa

Questi significati che tendiamo ad attribuire al quadrato sono validi in qualunque contesto. Possiamo quindi servirci del quadrato in differenti ambiti del graphic design

Impaginazione

In un layout di pagina la forma quadrata, attribuita ad esempio ad un blocco di testo, serve ad ottenere un effetto di grande equilibrio e armonia. Può essere utile ad accostare più blocchi a cui vogliamo dare le stessa importanza.

Interfacce digitali

Utilizzare il quadrato, o meglio una forma derivata come il rettangolo, per gli elementi della UI di un sito può essere utile proprio per creare un senso di fiducia e trasmettere autorevolezza.

I segni grafici fondamentali 4 risultato

 

È quindi da consigliare quando ipotizziamo che l’utente abbia delle riserve o dei dubbi rispetto all’interazione che gli suggeriamo.

Fotografie

Se dico “fotografie quadrate” a cosa pensi? Instagram, ci scommetto!

In effetti il successo di questo formato per un canale social è proprio legato alle caratteristiche di questa forma. Che non è per nulla nuova:‌ pensa che già negli anni ’20 del Novecento esistevano macchine fotografiche che scattavano foto quadrate.

Ma quindi perché‌ questo formato funziona così bene? Perché è facile! In un formato quadrato, infatti, è più semplice mettere in risalto quello che vogliamo valorizzare, senza dover troppo scervellarsi sulla composizione.

Un bel soggetto, al centro di un quadrato, avrà di sicuro una grande efficacia!

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Font

Nella tipografia puoi scegliere caratteri dalle forme squadrate tutte le volte in cui vuoi suscitare fiducia, comunicare autorità.

Esempi famosi

Ci sono tanti loghi molto celebri che usano come segno fondamentale il quadrato:‌ ad esempio American Express e Axa. Qui è evidente l’intenzione di dare al cliente un senso di sicurezza e di presentarsi come aziende stabili e autorevoli.

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Ti viene in mente un altro logo tutto giocato sui quadrati? Ma certo, Windows! Anche in questo caso si punta ad un pubblico che necessita di essere rassicurato, e anche in questo caso la scelta del segno quadrato colloca l’azienda in una posizione precisa rispetto al principale concorrente, che punta tutto sull’audacia.

Ancora un paio di considerazioni. Meglio non abusare della forma quadrata:‌ può creare un senso di eccessiva rigidità e uniformità.

E se invece volessi rendere il quadrato più dinamico? Facile, ti basta ruotarlo di 45° e farlo poggiare sul vertice!

Triangolo

Bruno Munari nella prima pagina del libro pubblicato nel 1976 e dedicato al triangolo scrive:

«Mentre un triangolo rettangolo può avere lati diversi e quindi forme diverse, il triangolo equilatero è da solo, immobile nella sua struttura di tre lati uguali e di tre angoli uguali, la forma più stabile»

Cosa significa

In effetti la forma triangolare ha questa caratteristica:‌ esprime concetti diversi a seconda dell’orientamento. Può indicare direzione e dinamicità, così come stabilità.

Come si usa

Quando parliamo di interfacce digitali il triangolo con la base posta a destra o sinistra viene interpretato come una freccia. Per questo è associato ai tasti di riproduzione dei file audio e video

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Con questa funzione ritroviamo il triangolo inserito in loghi che di sicuro ti trovi tutti i giorni sotto gli occhi: quelli di Youtube e Google Play.

Progetti grafici

All’interno di progetti grafici articolati, come potrebbe essere un’identità visiva di un brand, il ricorso alle forme triangolari, specie quelle con la base in verticale, ti può essere molto utile se vuoi rappresentare la velocità, l’azione intesa intesa come movimento.

Vuoi un esempio davvero figo?‌ L’identità di Nike Track+Field progettata dallo studio.Build.

Impaginazione

Se invece ti occupi di impaginare prodotti come poster o cartellonistica ricorda che il triangolo, oltre che movimento, può indicare anche cambiamento.

Introduce quindi una fortissima idea di dinamismo, ancora più accentuata se la figura sta poggiata su un vertice, con la base in alto.

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Esempi famosi

Parecchi loghi di brand che conosci di sicuro molto bene hanno scelto tra i segni grafici fondamentali il triangolo come figura di base.

La maggioranza però sceglie di far poggiare la base in basso, in orizzontale. Così disposto il triangolo richiama in maniera fortissima la montagna.

Quindi stabilità e durevolezza, ma allo stesso modo resistenza e capacità di raggiungere obiettivi ambiziosi.

Per questo è molto amato dai brand di articoli sportivi, come Adidas e Reebook, o da aziende che operano nel settore degli sport estremi.

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Una curiosità:‌ il primo marchio registrato mai emesso dal governo britannico, nel 1876, è proprio un triangolo. In particolare il triangolo rosso che ancora oggi identifica il birrificio Bass.

Cerchio

Adrien Frutiger nel suo Segni e Simboli scriveva:

Nel cerchio, l’osservatore incontra la linea dell’eterno ricorso, che non comincia né finisce e gira intorno a un centro invisibile ma ben definito. Simile all’idea del corso del tempo, che non viene da nessun luogo e che non ha fine.

Cosa significa

Tra i segni grafici fondamentali il cerchio è quello che si associa più facilmente al concetto di bellezza e perfezione.

È anche un segno molto versatile, che può assumere significati diversi a seconda del contesto e dell’esperienza.

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Come si usa

Proprio perché si tratta di un segno in cui vediamo infiniti significati puoi utilizzarlo per ottenere effetti anche molto diversi, vediamo come

Impaginazione

In un layout le forme circolari danno un aspetto meno rigido e formale soprattutto se confrontate con altri segni grafici fondamentali come il quadrato o il triangolo.

Interfacce digitali

Per quanto riguarda gli elementi UI e le interfacce digitali in generale puoi utilizzare in modo efficace il cerchio e le forme circolari se quello che vuoi far percepire agli utenti è la semplicità del prodotto o servizio in questione.

Illustrazione e loghi

Al contrario del quadrato, che trasmette stabilità, il cerchio si presta molto bene a comunicare lo scorrere del tempo, il dinamismo e il movimento. In quest’ultimo caso soprattutto se fai ricorso a una forma derivata, come l’ellisse, e la collochi inclinata.

I segni grafici fondamentali 20

Esempi famosi

I brand che hanno scelto per la loro immagine il cerchio tra i segni grafici fondamentali sono davvero, davvero tanti. Alcuni però te li voglio citare perché ti danno bene l’idea di quanto sia versatile questa forma.

Se le due “c” incrociate di Chanel di sicuro sono un riferimento alla perfezione estetica, e la stessa cosa possiamo dire di BMW, quando parliamo di Nivea di certo in quel caso pensiamo alla protezione.

In ambito digitale, poi, non possiamo certo dimenticarci di Big G! Se Windows punta su un quadrato rassicurante la G di Google è tonda per comunicare semplicità di utilizzo e uno stile decisamente meno formale.

Anche (anzi soprattutto) nel caso del cerchio attenzione al contesto:‌ se da una parte può comunicare protezione e inclusione dall’altro può comunicare isolamento.

La freccia

Con la freccia introduciamo il primo dei due segni grafici fondamentali a non essere una forma chiusa.

Quando due linee oblique si incontrano per formare un angolo, l’immagine di un movimento o di una direzione viene in qualche modo prodotta.
Adrien Frutiger, Segni e Simboli

Bastano quindi due linee per evocare una freccia. Inoltre più l’angolo della freccia è acuto, più il movimento percepito ci sembra veloce

I segni grafici fondamentali 22

Cosa significa

Per questi motivi la freccia sicuramente tra i segni grafici fondamentali è quella che più degli altri suggerisce direzione, dinamismo e movimento.

Ma proprio perché‌ la associamo ad un oggetto con uno scopo ben preciso la freccia può suggerire anche altri concetti, come allarme o aggressività.

Come si usa

Nella grandissima maggioranza dei casi la freccia, soprattutto se disegnata con l’asta orizzontale, indica direzione.

I segni grafici fondamentali 26

Interfacce web

In tutti gli elementi di interfaccia utente, e negli elementi del design in generale, la freccia ha il compito di

  • guidare lo sguardo
  • sottolineare uno spostamento
  • evidenziare un’azione.

Hai presente Google Translate?‌ Nel disegnare l’interfaccia, ad esempio, si è scelto di utilizzare due frecce in direzioni opposte per identificare lo switch tra la lingua del testo e quella della traduzione che si desidera.

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Elementi grafici

La freccia, abbiamo visto, ha un significato molto forte.

Se stai lavorando su un progetto e vuoi inserire un segno dinamico, di azione, ma senza evocare allarme, allora puoi scegliere di curvare la freccia, per dare un senso di maggior serenità. Quasi un sorriso …

Esatto!!! di sicuro non ti è sfuggito il mio riferimento.
Il logo di Amazon è un esempio perfetto di questo utilizzo della freccia. Oltre a rappresentare la direzione come simbolo centrale del servizio fornito dal brand, il segno si ammorbidisce e curva fino a suggerire un piccolo sorriso.

Attenzione anche all’orientamento: mentre una freccia rivolta verso l’alto può farti comodo tutte le volte che vuoi trasmettere l’idea di crescita e successo, quella rivolta verso il basso può indicare negatività ma anche staticità, posizione.

Infine una freccia rivolta verso sinistra, dal momento che noi leggiamo e impaginiamo con un andamento da sinistra verso destra, può significare stop o ritorno.

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Esempi famosi

Beh, forse quello più famoso te l’ho già citato prima.

Molto curioso il logo di FedEx: anche qui parliamo di spedizioni. Nel caso di questo brand, però, la freccia è inserita in modo più discreto. È formata infatti dallo spazio negativo tra le lettere E e X. Te n’eri mai accorto?

Un’altra freccia che dovresti aver notato, magari da qualche parte sul tuo laptop, è quella di AMD, il brand noto soprattutto per i processori. In questo caso una freccia “massiccia” ma positiva unisce i significati di velocità, dinamismo, successo, senza rinunciare a una rassicurante solidità

Come abbiamo già accennato attenzione alle frecce:‌ se non vuoi suscitare allarme o evocare aggressività cerca di ammorbidire la forma

La croce

La croce potrebbe essere chiamata il segno dei segni. Il punto di incrocio tra due linee ha qualcosa di astratto e di invisibile ma così definito che se ne fa un costante uso da sempre per indicare l’esatta posizione di un punto
Adrien Frutiger, Segni e Simboli

La croce è, appunto, un incontro tra due linee, che però non avviene al vertice, come invece accade per la freccia. A seconda di come il segno è ruotato, del punto in cui le due linee si incontrano e degli angoli che formano cambiano profondamente sia l’aspetto che il significato.

Cosa significa

In realtà la croce, un po’ come tutti i segni grafici fondamentali, porta con sé un mondo di interpretazioni e significati. Potremmo parlare della croce come simbolo religioso o come simbolo dell’araldica o mostrare esempi di decine, centinaia di loghi, icone e/o illustrazioni.

Per quanto riguarda il graphic design possiamo individuare due grandi categorie di significati.

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Quando gli angoli non sono retti e l’incrocio avviene non a metà delle linee di solito la croce prende un significato più concreto. Può infatti suggerire una barriera, una figura umana con le braccia alzate o addirittura un bicchiere.

Quando invece l’incrocio avviene ad angolo retto possiamo avere, a seconda della rotazione, una figura ad X oppure un +. In questi casi di solito il significato è di divieto / errore per la X, mentre per il + il significato è quello matematico.

Come si usa

Tra i segni grafici fondamentali la croce è forse uno di quelli che ha la maggior forza, viene da dire il maggior peso.

Se da una parte è molto efficace dall’altra occorre utilizzarla con equilibrio e cercare in qualche modo di smorzarne il protagonismo … a meno che non sia proprio quello che stai cercando!

Interfacce web

Nelle interazioni digitali la croce è molto frequente: è il segno che ci indica di chiudere qualcosa, di solito una finestra, ma anche quello che ci segnala un errore.

Proprio perché siamo così abituati ad utilizzarla per questi scopi è bene cercare di limitare un uso troppo creativo di questo segno, per non creare confusione.

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Impaginati

La croce è una forma che si presta molto facilmente alla modularità. Può essere utilizzata quindi come base per creare degli interessanti pattern.

Dal momento che può significare anche “incrocio” nel senso di “incontro” si può utilizzare in modo efficace questo segno fondamentale tutte le volte che vogliamo rappresentare l’idea di incontro tra persone o tra concetti.

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Esempi famosi

Abbiamo accennato al fatto che la croce sia un segno utilizzato per simboleggiare incontro:‌ proprio con questo valore la croce è il segno grafico alla base del logo di Slack. Tra l’altro la brand image di Slack è da sempre una delle più interessanti e in qualche modo discusse.

E per lo streaming? Ovviamente Disney plus, che sceglie la croce in verticale, a formare il simbolo matematico del “+”. Questo utilizzo è molto comune per tutti quei brand che vogliono mantenere un’immagine che ha una storia, un valore di per sé, ma allo stesso tempo segnalare la presenza di un servizio o una proposta aggiuntiva.

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Copywriting Persuasivo: 10 dritte per scrivere testi (davvero) coinvincenti

 


Il Copywriting Persuasivo è la scrittura dei testi che conducono a, conducono verso. È quel susseguirsi di parole, di emozioni e di storie che ti conducono in un viaggio e ti inducono all’azione.

Lo sai che, al di là di fantasie e di per sentito dire, ci sono molte tecniche e altrettanti accorgimenti che puoi e che devi seguire per rendere i tuoi testi persuasivi? In questo articolo ti indicherò le dritte più importanti per un copywriting persuasivo realmente efficace. Ma, prima di addentrarci nel concreto, capiamo insieme cos’è il copywriting, realmente.

 

Cos’è il Copywriting

Il Copywriting è la capacità di scrivere testi persuasivi, che hanno l’obiettivo di catturare l’attenzione delle persone, di condurle in un mondo emozionante, di convincerle a risolvere un problema e, infine, di indurle all’azione. Il Copywriting, dunque, persuade, termine che deriva dal latino persuadere, da per+suadere, ovvero consigliare, convincere. Ecco, il copywriting consiglia per convincere. E non è certo un caso che alla base dell’attività di copywriting vi siano il metodo, la strategia, la creatività e l’impiego di precise tecniche.

Per scrivere un testo persuasivo è fondamentale conoscere approfonditamente e dettagliatamente il target di riferimento e anche l’obiettivo che il testo deve raggiungere, ovvero l’azione concreta che la persona deve compiere (scarica il manuale, iscriviti alla newsletter, acquista ora, prova gratuita, ecc.).

Bene, ora vuoi sapere come scrivere testi persuasivi? Qui troverai 10 pratiche dritte per un copywriting capace di condurre l’utente dritto all’azione.

 

1. Punta sul beneficio e non sulla caratteristica

Una regola basilare di un copywriting persuasivo è richiamare l’attenzione sul beneficio che il prodotto o il servizio offre al suo target di riferimento, piuttosto che sulle caratteristiche. Ti faccio un esempio concreto. Pensa di vendere ferri da stiro, probabilmente saresti portato a descriverne la potenza, la capacità di pressione, la capienza della caldaia. Ed invece sai cosa fa un buon copywriter? Piuttosto che soffermarsi sulle caratteristiche tecniche del prodotto mette in risalto il beneficio concreto che apporta alle persone: lo sai che il nostro ferro da stiro ti permette di stirare con facilità camicie e pantaloni grazie all’elevata temperatura che riesce a raggiungere? Oppure: stanca dei soliti pesanti ferri da stiro? Il nostro ferro XY pesa xxx in meno.

Concentrare l’attenzione sul beneficio ha diverse importanti conseguenze nella testa delle persone:

  • spiega qual è il vantaggio reale e concreto che il prodotto o il servizio può riservare loro;
  • li convince che quel prodotto o servizio può davvero risolvere il loro problema;
  • mette in risalto le caratteristiche che differenziano il prodotto o il servizio rispetto alla concorrenza.

 

2. Il Copywriting Persuasivo motiva

Per convincere le persone a compiere un’azione devi ricordare loro che hanno un problema impellente da risolvere ma devi anche fare qualcosa in più: devi motivarle per risolverlo. Cosa vuol dire? Che devi stimolarle per indurle ad agire, devi raccontargli con convinzione in che modo possono migliorare la loro vita se acquistano il tuo prodotto o il tuo servizio . Un esempio: segui il webinar e impara subito 5 trucchi per ottimizzare le tue Landing Page.

 

3. Attenzione – Emozione – Ragione: gli step di attivazione del Copywriting Persuasivo

Questi sono gli step che il tuo Copywriting deve attivare per essere persuasivo. La prima cosa che il tuo testo deve fare è attrarre l’attenzione del lettore, compito tanto più difficile se pensi che oggi siamo sommersi da contenuti di ogni tipo. A ciò si aggiunga la facilità dell’utente nello scorrere velocemente i feed delle notizie, nel cambiare pagina, nell’essere attratto da altre cose. Il secondo step, immediatamente conseguente e alle volte contemporaneo al primo, consiste nel suscitare le emozioni, nell’attivare la parte emozionale delle persone, che è quella che spinge ad agire. Infine, il tuo Copywriting deve far entrare in gioco la ragione, che ha un compito fondamentale: giustificare e consolidare le scelte che l’emozione ha compiuto.

 

4. Come attrarre l’attenzione con il Copywriting Persuasivo

Attrarre l’attenzione delle persone è probabilmente il compito più difficile in un’epoca in cui siamo pervasi dagli stimoli e il nostro tempo è diventato la risorsa più preziosa di cui disponiamo. Ecco perché, quando scrivi, è molto importante fare subito presa su alcune esche. Qualche tecnica che può aiutarti a catturare l’attenzione e l’interesse delle persone?

Comincia il copy con una domanda diretta, chiara, semplice e specifica. Sei un ingegnere? oppure Hai la pelle secca e vuoi risolvere il tuo problema? o ancora Il tuo sogno è una vacanza rilassante in riva al mare? Come puoi notare, in tutti e tre i casi le domande sono di facile comprensione, si rivolgono all’utente in maniera diretta ed esplicita e scendono nel dettaglio, identificando subito:

  • la persona che può essere interessata (un ingegnere, non un qualunque professionista);
  • oppure il problema che possono rivolvere (problema con la pelle secca, non problema epidermico in generale);
  • o il desiderio che possono realizzare (la vacanza è rilassante e in riva al mare, non è una vacanza in montagna e non è una vacanza adatta a chi ama il divertimento sfrenato).

La specificità è fondamentale per attrarre l’attenzione delle giuste persone a cui rivolgere il contenuto, ovvero delle persone con cui davvero ti importa costruire una relazione.

Un’altra tecnica che può essere utilizzata sono i numeri: comincia la frase con un numero, ma prima accertati che sia vero e reale. Inoltre, usa le cosiddette parole esca (gratis, posti limitati, fino a esaurimento scorte, ecc.) e, se è il caso, scrivile in maiuscolo (senza esagerare, mi raccomando).

 

5. Come suscitare l’emozione con il Copywriting Persuasivo

Lo sai che l’80% delle nostre scelte quotidiane è dettato dalle emozioni, vero? Sono queste che ci inducono ad agire. Come sostiene Daniel Goleman nel suo Intelligenza Emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici,

Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire; in altre parole, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino moveo, muovere, con l’aggiunta del prefisso e- (movimento da), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.

Le emozioni, dunque, preparano il corpo ad un’azione e ognuna di queste ha un compito diverso e ben specifico. Ad esempio, la paura pone la nostra attenzione sul pericolo, sulla minaccia, suggerendoci che dobbiamo fare qualcosa per risolverla; la felicità è uno stato di benessere che predispone positivamente ad un’azione; la sorpresa ci induce a ragionare rapidamente su quale possa essere la migliore reazione a quell’improvviso avvenimento.

Come il Copywriting Persuasivo suscita le emozioni

In che modo il Copywriting può suscitare le emozioni delle persone? Utilizzando diverse tecniche. Un ruolo molto importante spetta allo Storytelling, che non solo è l’arte di raccontare una storia emozionante, ma che fa anche qualcosa di molto più importante: induce le persone a immedesimarsi in quella storia, a sentirsi protagonista di quell’avventura. Così, se l’eroe ha un problema da risolvere e il fido aiutante giunge in suo soccorso con un magico e potente strumento risolutore (un po’ come la bacchetta magica della fata di Cenerentola), allora anche chi legge la storia sarà indotto a sentirsi nei panni di quell’eroe che aveva un problema e che ora l’ha risolto proprio grazie all’aiutante e al suo strumento.

Altrettanto importante è il ruolo delle leve della persuasione (a tal proposito ti consiglio di leggere il libro di Robert Cialdini, le Armi della Persuasione). Si tratta di stimoli che agiscono a livello inconscio (è qui che assumiamo il 95% delle nostre decisioni) e ci inducono ad agire.

 

6. Come stimolare la ragione con il Copywriting Persuasivo

Dopo aver attratto l’attenzione e attivato l’emozione, il Copywriting persuasivo deve stimolare la ragione perché questa ha il compito fondamentale di confermare e di consolidare la scelta che l’utente precedentemente ha deciso sul piano emotivo. Questa scelta ora deve essere confermata da argomentazioni razionali e concrete, deve essere testimoniata da numeri e, se possibile, da persone, ovvero i testimonial, che attivando il meccanismo della riprova sociale hanno un ruolo molto importante nel convincere le persone che la loro è una scelta giusta (se Maria, Alberto, Teresa hanno scelto X e hanno vissuto un’ottima esperienza/hanno risolto il loro problema/hanno realizzato il loro sogno, allora anche per me sarà lo stesso).

 

7. Poni l’attenzione sul problema

Porre l’attenzione sul problema che ha una persona, ricordargli quanto ha voglia di risolverlo e quanto è importante per lui trovare la strada giusta, ha due risvolti importanti:

  • attiva la paura, emozione che spinge ad agire per trovare la via di fuga migliore;
  • valorizza la soluzione che proporrai all’utente e lo indurrà all’azione.

Il meccanismo che guida la scrittura di un testo persuasivo è: hai questo problema, lo devi risolvere per evitare che determini la conseguenza X (paura), quindi devi trovare la soluzione adeguata e devi farlo in tempi brevi. Ecco, questa che ti sto offrendo è la soluzione migliore per te, per risolvere il tuo specifico problema.

 

8. Rimarca che tu sei il detentore della soluzione

Quando scrivi un testo persuasivo, in ogni parola, pensiero e contenuto, deve essere ben chiaro che l’utente ha un problema che vuole e che deve risolvere e che tu sei il detentore della soluzione a lui più idonea, quella che può soddisfare realmente i suoi desideri, quella che può risolvere concretamente le sue difficoltà, quella che può essere la chiave d’accesso nell’universo dei suoi sogni. Tu hai la soluzione.

Attento a non esagerare, però. Essere il detentore della soluzione non deve trasformarti nel re assoluto del regno: mantieni sempre la tua vicinanza con il lettore, sii umile e discreto, non essere eccessivamente autoreferenziale e non rimarcare di continuo che sei il migliore del mondo.

 

9. Conquista la fiducia

Vuoi davvero vendere il tuo prodotto o il tuo servizio? Ti sarà impossibile riuscirci se prima non avrai conquistato la fiducia delle persone. E, cosa fondamentale, dovrai farlo con verità, onestà e trasparenza. Mai prendere in giro un utente o un cliente, sta’ pur certo che se ne accorgerà e tu non solo avrai perso lui ma anche dovrai affrontare un danno di reputazione e di immagine che difficilmente riuscirai a risolvere. Ricorda, in Rete il passaparola (positivo o negativo che sia) viaggia alla velocità della luce.

Come convincere le persone a fidarsi di te? Non sempre (o meglio quasi mai) ti sarà possibile farlo al primo contatto. Alle persone serve tempo per conoscerti, per capire chi sei, per capire cosa fai, per rendersi conto che sei effettivamente il detentore della loro soluzione e che non le stai prendendo in giro. E serve tempo per ascoltarti, parlare, affezionarsi a te e convincersi. A meno che tu venda un prodotto di impulso o un prodotto o un servizio che ha un costo irrisorio, è molto difficile vendere al primo contatto. Ma puoi lavorare per conquistare la fiducia delle persone a piccoli step, contenuto dopo contenuto, parola dopo parola, ed è un po’ questo che fanno le strategie di Lead Generation, conquistando persone interessate alla tua offerta e poi coltivando la relazione con loro.

Gli strumenti a tua disposizione per convincere le persone sono: le parole, le testimonianze di altre persone, i doni gratuiti (come le risorse informative, le guide, gli e-book, i video di approfondimento, i webinar, le consulenze gratuite, le prove gratuite del prodotto. E un ruolo fondamentale ricopre la tua reputazione: cosa si dice di te in Rete? Quali messaggi, positivi o negativi, ti precedono?

 

10. Il Copywriting Persuasivo non abusa

Se impari questa regola sei già a metà strada. Il Copywriting persuasivo non abusa:

  • dell’attenzione delle persone, ma offre loro contenuti sempre davvero interessanti e rilevanti;
  • della formattazione con l’obiettivo di attrarre l’attenzione: no all’eccesso di parole né alla scarsità di parole, no all’eccesso di grassetto, maiuscolo e corsivo;
  • delle parole stesse, che devono essere scritte nella giusta forma (tono di voce, linguaggio e grammatica) e nella giusta quantità (non troppe ma neppure poche).

 

Conclusioni

Il Copywriting Persuasivo è la capacità professionale di scrivere testi pensati per le persone. Meglio, per quello specifico target di persone. È per questo che un buon Copywriter deve riuscire a coniugare molte competenze, conoscenze e abilità: di scrittura, ma anche di comunicazione, di psicologia, di marketing, di analisi e spesso di SEO. Nello specifico, in questo caso, si parla di SEO Copywriting, il perfetto connubio tra SEO e persuasione.

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Come ottenere di più dalla tua strategia di Content Marketing

 



Come ottenere di più dalla tua strategia di Content Marketing? Qui ti suggerisco 3 soluzioni diverse dalle solite, molti consigli per ognuna di queste + Bonus finale!

Hai presente quando, dopo chilometri e chilometri già percorsi e l’intensa voglia di fare ritorno, ti ritrovi dinanzi a un bivio dalla dubbia scelta? Un strada ti avvicinerà alla meta, l’altra ti allontanerà di molto. Ecco, quando pianifichi una strategia di Content Marketing, quando imposti la comunicazione del tuo sito web, ogni volta che scrivi un contenuto per il blog o posti sui Social Network, ti ritrovi dinanzi a questo bivio qui. E ogni volta dovrai scegliere l’opzione più saggia.

Come fare? Ti suggerisco qui 3 soluzioni [+ Bonus] per aiutarti a districarti tra i sentieri impervi, tre lucciole che ti abbaglieranno ogni volta in cui il buio avrà calato le sue vesti e coperto la tua strada.

No, non saranno le solite 3 manfrine sul Content Marketing: studia attentamente il tuo target di riferimento, pianifica preventivamente la tua strategia, scrivi contenuti di valore. Queste 3 linee guida sul Content Marketing ti aiuteranno davvero a ottenere di più dalla tua strategia e dalla creazione di contenuti, ti permetteranno davvero di risparmiare tempo e risorse e ti faranno capire quanto importante sia conquistare eticamente la fiducia delle persone. Delle tue persone.

1. Comunica responsabilmente

Il senso di responsabilità è quello che manca al 90% delle strategie di comunicazione dei brand. E proprio per questo, anche per questo, è quello che può farti fare la differenza.

Cosa vuol dire comunicare responsabilmente? Vuol dire pianificare una strategia di comunicazione e di Content Marketing che parli alle persone e ai loro timori, non ai numeri. Significa essere responsabili del contenuto che comunichiamo e del modo in cui lo facciamo. Vuol dire saper toccare le corde profonde dell’animo umano per crescere insieme, migliorare insieme. Vuol dire vivere il contesto da protagonisti attivi e adattare perfettamente a questo la comunicazione e i contenuti.

Comunicare responsabilmente vuol dire proteggere le persone e i loro dati, cullare la loro sensibilità e le loro paure. Vuol dire essere parte del contesto ed essere dalla parte delle persone.

Un po’ di numeri sul Content Marketing Responsabile

Leggi un po’ qui. Questi sono i dati più importanti riportati da una ricerca condotta da GroupM su 14.000 consumatori in 23 Paesi del mondo. Tra i risultati evinti:

  • il 56% degli intervistati desidera avere maggior controllo sui propri dati;
  • il 60% degli intervistati ha dichiarato di essere meno propenso a usare un prodotto se il brand usa i suoi dati per qualsiasi scopo;
  • il 37% degli intervistati ritiene che gli annunci digitali siano troppo invadenti.

Non scordare che a fare la differenza nel digitale è proprio il Native Advertising, ovvero la possibilità di inserire i tuoi messaggi promozionali in contesti nativi, assumendone forma e contenuto. Obiettivo? Interessare le persone senza disturbarle, troppo quantomeno.

Ma c’è di più. Devi tenere sempre presente che l’interesse delle persone per te, a volte, può essere anche solo informativo, educativo. Non sempre e non necessariamente le persone hanno voglia di acquistare. Ecco, comunicare responsabilmente vuol dire anche rispettare il momento giusto.

Comunicare responsabilmente vuol dire rispettare il momento giusto.

Il momento giusto per le tue persone, non per te.

Un’altra ricerca condotta da Ipsos Poll il 20 marzo 2020 negli USA ha evidenziato che:

  • il 72% delle persone intervistate ritiene che i brand hanno la responsabilità sociale di offrire aiuto alla comunità durante l’emergenza Coronavirus;
  • il 71% di loro desidera avere consigli concreti e linee guida pratiche per capire come affrontare e uscire dalla crisi;
  • il 33% delle persone ritiene che i brand debbano trasmettere sensazioni ed emozioni positive con le loro campagne di comunicazione.

Calarsi nel contesto vuol dire proprio questo. Vuol dire non solo adeguarsi a quel che accade ma anche viverlo da protagonisti. Agire e fare qualcosa di concreto e di disinteressato per le persone quando il momento lo richiede.

2. Il Content Marketing propone il cambiamento

Il marketing moderno viaggia lontano dal vecchio marketing utilitaristico, dove tutto era incentrato sul prodotto, sul denaro e sulle masse. Il marketing oggi è efficace solo se e quando propone un cambiamento alla nicchia di persone a cui ci rivolgiamo, quando si mette al servizio delle persone, ne risolve i problemi, ne migliora la vita.

Il Content Marketing ha un compito ben preciso: aiutare le persone a risolvere il loro problema. Indicare alle persone il modo in cui migliorare la loro vita, offrire loro una nuova visione del mondo e supportarle in questo proficuo cambiamento. Come riuscirci?

3 consigli utilissimi per il Content Marketing del cambiamento

  • Analizza i sogni, i desideri e l’intimità delle persone ancor prima che l’età, il sesso e il potere d’acquisto;
  • racconta storie oneste che sono capaci di creare connessioni, che sono intrise di significato e che piantano il seme del cambiamento;
  • crea attesa e opera strategicamente affinché le tue storie e le tue idee di miglioramento si diffondano presso la nicchia di persone che hai scelto.

3. Elimina tutti i dubbi e i rischi

Una strategia di Content Marketing davvero efficace riesce sempre ad anticipare le obiezioni. Riesce a comprendere i dubbi che hanno le persone, i rischi che percepiscono e a eliminarli ancor prima che possano incidere sul risultato finale, sull’azione da compiere.

Perché questa tecnica è così importante? E come anticipare le obiezioni?

Bias di conferma

Il bias di conferma è una delle più comuni distorsioni cognitive inconsapevoli che influenzano la nostra percezione della realtà. Accade che le persone prestino attenzione e ricordino solo le informazioni che confermano i loro preconcetti, i pregiudizi radicati e le conoscenze che hanno già acquisito. Ecco perché, se qualcuno ha un pregiudizio negativo nei confronti del tuo brand e/o del tuo prodotto o servizio, è fondamentale anticipare e scoraggiare qualsiasi obiezione.

In che modo puoi riuscirci? Ti suggerisco alcune tecniche utilissime:

  • i tuoi contenuti devono essere emozionali ed è importante anche offrire dettagli tecnici e specifici che confermino razionalmente la bontà della scelta emotiva che le persone hanno compiuto;
  • fornisci dati a supporto della tua tesi;
  • usa bene le testimonianze e le recensioni delle persone che sono già entrate in contatto con te. Invoglia le persone a raccontare le loro esperienze e, soprattutto, i timori che avevano e che tu sei riuscito a dissipare. Ricorda, testimonianze e recensioni devono essere oneste e reali;
  • nel caso in cui i dati includano più opzioni, soprattutto comparative, prediligi le tabelle. Le tabelle sono uno strumento esplicativo, chiaro e facilmente comprensibile;
  • sfrutta il design per prevenire le obiezioni, prevedendo anche graficamente degli spazi a ciò dedicati.

I 6 più importanti rischi percepiti

Guarda il tuo orologio. Quanto tempo è passato da quando hai cominciato a leggere questo articolo? Temevi che dedicarmi qualche minuto sarebbe stato inutile e avresti solo finito col perdere il tuo prezioso tempo? Ecco, questo è un esempio di rischio percepito che ho smontato fin dalle prime parole del post dicendoti:

No, non saranno le solite 3 manfrine sul Content Marketing […] Queste 3 linee guida sul Content Marketing ti aiuteranno a ottenere di più dalla tua strategia e dalla creazione di contenuti, ti permetteranno davvero di risparmiare tempo e risorse e…

Le persone che approcciano alla tua comunicazione possono avere diverse paure e il tipo di rischio percepito varia da soggetto a soggetto. Anche per questo è fondamentale conoscere approfonditamente il tuo target di riferimento prima di pianificare una strategia di Content Marketing.

Quali sono ì più importanti rischi percepiti?

  • Il rischio funzionale, ovvero il timore che il prodotto possa non funzionare;
  • il rischio di perdita finanziaria, ovvero la paura di pagare per un prodotto o un servizio di cui non usufruiremo oppure il timore di non avere soldi a sufficienza per acquistarlo;
  • la perdita di tempo: il prodotto arriverà in tempo? Io ho abbastanza tempo per usarlo? Il servizio clienti è veloce ed efficace?
  • il rischio fisico, ovvero il timore che il prodotto o il servizio sia pericoloso per la mia salute e/o per l’ambiente;
  • il rischio sociale: il prodotto può aiutarmi a comunicare e a migliorare il mio status sociale? Il prodotto corrisponde all’immagine che ho di me?
  • il richio psicologico, ovvero la paura che l’acquisto non sia davvero efficace, così finendo per minare la mia autostima.

Capirai bene che per una strategia di Content Marketing efficace è fondamentale conoscere approfonditamente i rischi percepiti dal tuo cliente, prevederli e scoraggiarli.

Bonus: La Tecnica di Copywriting che devi usare

I contenuti sono viaggi emozionali per le strade del cuore, sono voli pindarici per i sentieri della testa. I contenuti devono essere emozione, devono essere condivisione, devono essere coinvolgimento e sentimento.

Una tecnica di Copywriting molto utile per scrivere contenuti emozionali ed eampatici è quella di usare le parole percettive. Sai cosa sono? Si tratta di parole che hanno a che fare con il modo in cui percepiamo ed esperiamo la realtà esterna. Le parole percettive sono parole come immagina, ascolta, guarda, tocca, nota. Sono parole che ti aiutano a costruire nella mente delle persone immagini sensoriali, che generano la sensazione della percezione e, quindi, l’emozione. L’obiettivo finale? Indurre le persone ad agire.

Visto che siamo in tema di Copywriting, ti suggerisco anche un’altra tecnica preziosa per scrivere contenuti efficaci. Il modello ABS: Attrai le persone; Bypassa i loro timori e le loro difese; Stimolale all’azione.

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Qualche consiglio per scattare foto meravigliose in autunno

 


L'autunno che viene spesso considerata una stagione difficile per colpa della fine dell'estate e delle vacanze, dell'inizio dei primi freddi e delle giornate spesso grigie e piovose, è in realtà la stagione preferita dagli amanti della fotografia.

Per un fotografo l'autunno è la stagione dei colori vivaci, della luce calda e morbida, dei riflessi sull'acqua e della meditazione interiore. Per me fotografare l'autunno è un'esperienza extrasensoriale, ricca di emozioni e sensazioni particolari.

La capacità del fotografo nel fotografare l'autunno è quella di saper raccontare la trasformazione del paesaggio attorno a lui e di immortalare la natura che si sta preparando al lungo inverno.

La variabilità atmosferica della stagione può regalare luci insolite e il sole è decisamente meno potente che in estate regalando ombre decisamente meno crude e una luce molto più morbida.

Inoltre in autunno non c'è il caldo estivo e nemmeno il freddo invernale, questo permetterà di avere molte più ore per stare all'aria aperta a godersi il paesaggio colorato.

 


Con la stagione appena iniziata vorrei quindi darvi qualche consiglio per fotografare l'autunno nel migliore dei modi, qualche consiglio per farvi fare fotografie che raccontino una storia e che possano emozionare chi le guarda. Partiamo...

1) Cosa fotografare

L'autunno, come anche la primavera, è la stagione dei colori, la stagione della trasformazione del paesaggio e della natura.

Per questo motivo dovete uscire dalla città (a meno che non ci siano dei parchi interessanti) per andare a cercare i colori vivaci degli alberi che possono essere i soggetti principali ma anche usati come sfondo per sessioni di ritratto.

Avvicinandovi potreste scattare delle macro a delle foglie, magari con la brina sopra, oppure delle macro a castagne o a funghi nel sottobosco.

Io, vivendo nella terra dell'Aglianico, adoro camminare lungo i filari delle viti ad immortalare la trasformazione delle foglie da verde a giallo per poi arrivare al rosso.

 


2) Pianificare l'uscita e partire attrezzati

Uscire di casa senza avere pianificato un itinerario è spesso una scelta azzardata. Al giorno d'oggi siamo abituati ad usare internet per qualsiasi cosa, cercate quindi informazioni su qualche percorso interessante vicino alla vostra città, magari in mezzo ad un bosco dove è sicuramente possibile avere molte più cose interessanti da fotografare.

Partite attrezzati, in mezzo alla natura ci si sporca, specialmente se è piovuto poco prima. Mettetevi scarpe comode ma possibilmente anche impermeabili.

Mettete nello zaino anche un maglione, in mezzo al bosco c'è spesso freschino e sopratutto molto umido.

 


 

3) Portate il treppiede

In autunno non c'è la luce forte dell'estate e in più sarete in mezzo alla natura, vi troverete quindi spesso in condizioni di pochissima luce e senza un treppiede non riuscirete a scattare una buona fotografia in quanto sarà completamente mossa.

In queste condizioni il treppiede è fondamentale perchè vi permetterà di scattare con tempi d'esposizione molto lunghi che a mano libera sarebbero proibitivi.

Se non hai un treppiedi, i migliori sono quelli realizzati dalla Manfrotto:

 Se invece non hai un budget elevato e non vuoi spendere molto

  • GEEKOTO Treppiede
    Treppiedi Fotocamera 200cm, Cavalletto Monopiede Portatible Alluminio con 360° Testa a Sfera Panoramica, 1/4” Piastra Sgancio Rapido per DSLR Canon Nikon Sony Camera fino a 8kg 
  • Neewer 10089015
    Treppiede monopiede portatile in lega di alluminio con testa pan girevole a 3 vie, borsa da transporto per fotocamera e video camcorder, Nero (black), 177 cm 

 


4) Pioggia e nebbia non sono vostre nemiche

La pioggia e la nebbia non devono spaventarvi, anzi, devono essere un incentivo ad uscire di casa per fotografare la suggestione che esse generano. In particolar modo la nebbia è in grado di creare un'atmosfera surreale, spesso misteriosa e malinconica.

Io adoro le fotografie fatte di prima mattina nel bosco in autunno quando la nebbia molto bassa copre leggermente il sottobosco ma mi lascia intravedere i colori saturi e vivaci delle foglie degli alberi.

Non abbiate paura ad uscire quando piove o quando c'è molta nebbia, tornerete a casa con fotografie differenti dalle solite che si vedono ovunque...fidatevi!!! Prendete un ombrello per coprire voi e l'attrezzatura e lanciatevi alla ricerca di uno scatto emozionante.

 


 

5) Timelapse? Perche no!

Con la trasformazione del paesaggio e il cambiamento continuo di luci e colori potete anche pensare ad effettuare un Timelapse. (tecnica che permette di montare un video riproducendo in sequenza un numero molto alto d'immagini).

Cercate un bel panorama colorato e scattate una foto al giorno per diverso tempo, alla fine otterrete un video poetico come questo sotto dove potrete notare i cambiamenti della natura giorno dopo giorno.

Non è sicuramente una tecnica semplice ma con un pochino di pratica vedrete che non avrete problemi e riuscirete ad ottenere video molto poetici!

Spero di avervi dato qualche buon suggerimento su come fotografare l'autunno, ora non vi resta che pianificare qualche buona uscita e scattare a raffica. Guardatevi attorno, l'autunno è un'esplosione di colori. Catturateli!!!

Mi raccomando di controllare sempre l'attrezzatura prima di uscire, se vi siete persi l'articolo con i miei suggerimenti su cosa verificare prima di ogni uscita, potete leggerlo qua.

 


 

 

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Cos'è il Rebranding, come e quando farlo.

Col termine rebranding, o rivitalizzazione del marchio, si intende quel processo secondo il quale un prodotto o un servizio creato e commercializzato con un determinato nome e logo viene rilanciato sul mercato sotto un altro nome (o un’altra identità). Un’operazione, questa, molto frequente in caso di acquisizioni di brand. Ma non solo.

Un brand, infatti, non può essere immutabile. O meglio, sono pochissimi i casi in cui un marchio, sempre uguale a se stesso, può attraversare i decenni registrando sempre successi e consensi. Per tutti gli altri, al mutare del mercato e dei consumatori, delle tecnologie e dei competitors, è necessario aggiornarsi.

Non si può, del resto, analizzare il significato di rebranding senza sapere prima cos’è il branding. E, dunque, quel processo che le imprese mettono in atto per differenziarsi dai competitors grazie a nomi e simboli distintivi. Ovviamente, per definire questi aspetti bisogna partire da quella che è la propria filosofia aziendale, interrogarsi sulle idee e le emozioni da trasmettere. Perché saranno poi la base da cui partire per effettuare un rebranding aziendale.

Che cos’è il rebranding?

Il rebranding nasce da un’esigenza: cambiare la brand image di un prodotto/servizio, e dunque la percezione che i consumatori hanno di questo o dell’azienda che lo offre.

Non esiste in realtà un solo modo di fare rebranding: si possono modificare elementi distintivi quali il nome, il logo, le strategie di marketing e di vendita (rebranding totale) oppure ci si può limitare a piccole modifiche che migliorino l’assonanza percettiva del prodotto. Ad esempio, se un’azienda acquista un prodotto, può mantenere tutto identico e aggiungervi solo “il nuovo” prima del nome (il nuovo nome prodotto + di nome azienda acquirente). In questo caso, si parla di rebranding parziale.


 

Secondo il saggio “Rebranding Process – Il Processo di Corporate Rebranding” di Muzellec e Lambkin, il rebranding può invece essere evolutivo o rivoluzionario: nel primo caso riguarda in genere il logo o lo slogan, nel secondo avviene un cambio più radicale che può coinvolgere ad esempio il nome. E se il rebranding evolutivo è percepito in modo meno evidente dagli utenti in quanto è graduale e risponde ad adeguamenti messi in atto dall’azienda, il rebranding rivoluzionario porta con sé cambiamenti radicali che subito saltano all’occhio del consumatore.

C’è infine una terza distinzione, messa in campo da The Economic Times: quella tra rebranding proattivo e rebranding reattivo. Nel primo caso, l’azienda adotta questa strategia quando vuole migliorare la sua brand image, quando vuole crescere, quando vuole aprirsi a nuovi mercati o raggiungere un target di pubblico mai colpito prima; il secondo caso è invece una risposta a specifici eventi.

Ecco dunque che, a seconda dei casi, si andrà a mettere in atto una specifica strategia di rebranding.

Rebranding proattivo o reattivo: quando metterlo in atto

Il primo caso in cui studiare una strategia di rebranding è di tipo “interno”. Ad esempio, la volontà di raggiungere con quel prodotto un mercato o un target dalle caratteristiche del tutto diverse rispetto ai mercati e ai target a cui attualmente ci si rivolge. Oppure, la volontà di mantenere una certa coerenza tra un’evoluzione del proprio business e l’immagine di quel prodotto. O, ancora, la volontà di crescere e di espandersi. È il sopracitato concetto di rebranding proattivo.

Esempi di rebranding di questo tipo sono le aziende che cominciano a produrre prodotti diversi da quelli che formano il loro core business, e vogliono dunque adattare la loro immagine. Il rebranding così realizzato non avviene dunque sul prodotto, ma riguarda l’intera attività: è il cosiddetto rebranding aziendale.

Oppure, nel caso del rebranding reattivo, si va ad agire in risposta ad un fattore esterno. Ad esempio, una compravendita o una fusione aziendale, l’obbligo di rispondere a questioni legali o di utilizzo del marchio, le innovazioni e i cambiamenti messi in atto dai principali concorrenti. Ma anche, semplicemente, il cambiamento del pubblico (specie in settori che cambiano molto rapidamente, come quelli delle tecnologie o del digital marketing).

Non si tratta però di un’operazione priva di rischi: il cambiamento è sempre destabilizzante, specie se molto evidente. Ed è dunque necessario che il proprio rebranding sia frutto di un’attentissima analisi, per evitare che il pubblico reagisca in maniera negativa. O che non comprenda le motivazioni dietro quel cambiamento.

Il caso dei Brand Gap e Airbnb

Anni fa, ad esempio, il marchio fashion Gap cambiò radicalmente il suo logo ricevendo le critiche dei consumatori, che non capirono quella scelta e che non ritrovarono i valori aziendali nella nuova grafica; così, i manager furono costretti a ripristinare la vecchia immagine.


 

Airbnb, al contrario, riuscì a far apprezzare il nuovo logo (accusato di avere una connotazione sessuale) spiegando al meglio la sua filosofia, quella di un simbolo che rappresenta l’amore, i luoghi e le persone. E spiegando come fosse stato studiato per essere semplice e replicabile, in ogni parte del mondo.

 


Come effettuare un rebranding nel modo corretto

Al di là di quale sia lo scopo della realizzazione del rebranding, è necessario che l’intero percorso segua una logica ben precisa. Poco importa, che le proprie entrate non siano soddisfacenti o che si vogliano acquisire nuovi mercati: la strategia deve essere accorta e tenere conto del target che si intende colpire.

Tutto deve dunque partire da un’attenta analisi della propria azienda e del proprio brand, individuando punti di forza e punti deboli, ma anche il mercato. L’obiettivo è cercare di individuare le possibili minacce, così da batterle sul tempo. Ecco dunque che una scelta saggia è analizzare i propri competitors, per capire cosa nella loro azienda o nel loro prodotto/servizio funziona per cercare di replicarlo. O, meglio ancora, di migliorarlo.

In secondo luogo, bisogna trasferire la mission aziendale sul brand. Sempre tenendo conto che, quel brand, dovrà parlare ad un pubblico ben preciso con le sue esigenze, i suoi gusti e le sue caratteristiche. Scopo di un’operazione di rebranding è catturare infatti l’attenzione dell’utente: ecco dunque che conoscere i suoi interessi e ciò che in un prodotto cerca è fondamentale. Solo a quel punto si può passare all’aspetto grafico, visivo e testuale del prodotto.

Esempi di rebranding famosi

Ci sono aziende che, nel tempo, hanno effettuato numerose operazioni di rebranding parziale, apportando piccole modifiche solo lievemente percettibili.

 


È il caso di Google che – diverse volte – ha modificato il suo font, cambiato l’ordine dei colori, aggiunto elementi (poi eliminati) ed effettuato ridimensionamenti. Oppure di Dropbox, la cui operazione di rebranding è durata dieci anni, trasformando la scatola tridimensionale in una scstola piatta, secondo i dettami del sempre più in voga “flat design”.


 

Tra i più riusciti esempi di rebranding famosi totali troviamo invece quello di McDonald’s: inizialmente noto come distributore di “junk food”, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila la catena ha iniziato a introdurre un’offerta più “sana”, a cui il logo non rispondeva più. Così, la M gialla su fondo rosso – sinonimo di un cibo a basso costo e di bassa qualità – ha lasciato il posto ad una M più discreta, su di un fondo verde bosco.


 

Allo stesso modo, anche Pepsi ha deciso di effettuare un’operazione di rebranding per avvicinare il suo logo ai valori espressi dal brand: all’inizio era una scritta rossa, Pepsi Cola, dall’aspetto baroccheggiante. Nel 1950 è stata introdotta la grafica del tappo, nel 1973 ha perso la denominazione “Cola” divenendo a tutti gli effetti solo “Pepsi”. Oggi la scritta è addirittura scomparsa, per lasciare spazio ad un tondo bianco, rosso e blu che è la massima stilizzazione dell’elemento tappo.


 

Riassumendo, è bene pensare ad un’operazione di rebranding quando:

  • l’azienda è cambiata, per l’introduzione di nuovi prodotti o l’apertura a nuovi mercati
  • il pubblico è cambiato, basti pensare a quanto hanno inciso il potere d’acquisto e il passaparola virale dei Millennials su molti prodotti
  • le tendenze sono cambiate, come nel caso dell’agroalimentare che – oggi – è spinto verso una dimensione sempre più green e sempre più healthy
  • il logo è obsoleto, in quanto creato in un periodo storico dai canoni stilistici ben diversi da quelli attuali.

Ovviamente, è fondamentale affidarsi ad un professionista che – per l’operazione di rebranding – non si limiti a disegnare un nuovo logo con nuovi colori, ma sappia cogliere a pieno la filosofia aziendale e i percorsi decisionali che hanno condotto alla rivitalizzazione del marchio. Solamente così, l’utente percepirà come positivo il cambiamento attuato e verrà conquistato (o rimarrà fedele al brand).