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Guida a LinkedIn completa per dipendenti, freelance e aziende

I numeri ufficiali parlano di almeno 756 milioni di iscritti in tutto il mondo, di cui 14 solo in Italia stando ai dati del report Digital 2021; sono numeri che lo collocano di diritto nella classifica dei social network più famosi e usati del momento, ma dalla piattaforma si spingono oltre a sottolineare come più di quaranta milioni di persone ogni settimana lo utilizzino per cercare lavoro e ogni minuto almeno tre persone vengano assunte su LinkedIn. Una guida completa a LinkedIn, così, non può che partire da qui: cos’è LinkedIn e cosa lo distingue da altre piattaforme simili.

utenti linkedin quanti sono

Che cos’è LinkedIn?

Lanciato nel 2002 da Reid Hoffman, imprenditore con alle spalle un lungo trascorso nel mondo delle big tech, il servizio si distinse fin dal primo momento per essere destinato a un mercato business. Secondo i progetti originari del fondatore, infatti, LinkedIn avrebbe dovuto offrire ai propri utenti la possibilità di fare rete con altri professionisti del proprio settore; sviluppare, far conoscere e migliorare il proprio brand personale; non ultimo, incrociare domanda e offerta di lavoro.

La piattaforma impiegò più tempo del previsto a raggiungere massa critica ed è mancato soprattutto nella storia di LinkedIn un unico punto di svolta capace di renderlo il servizio che è adesso, nonché il social più utilizzato nel mondo del lavoro: l’introduzione dei primi servizi premium su LinkedIn già nel 2005, il fatto che la Silicon Valley lo elesse come “luogo” ideale per il social recruiting , la quotazione in borsa nel 2010 (anno in cui fu raggiunta anche la soglia dei novanta milioni di iscritti), l’acquisizione di LinkedIn da parte di Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari nel 2016 sono stati tutti piccoli passi che hanno portato LinkedIn alla leadership mondiale nel mercato dei social professionali e dedicati alla carriera.

A oggi infatti, anche se molte big digitali ne hanno copiato alcune impostazioni (lo hanno fatto, tra gli altri, Facebook con Workplace e ByteDance con una funzione TikTok per trovare lavoro tarata su bisogni e aspettative dei giovanissimi lavoratori della generazione z ), non esistono social “cloni” di LinkedIn che sappiano replicarne davvero le caratteristiche che lo rendono così amato dai professionisti di tutti i settori. 

LinkedIn a cosa serve e perché utilizzarlo

Non si potrebbe avere una guida completa a LinkedIn senza far riferimento a come studenti, professionisti, freelance, recruiter e reparti HR sfruttano il social e perché.

In un video introduttivo su cos’è e come usare LinkedIn dalla piattaforma sottolineano come il vantaggio principale nello sviluppare una buona presenza al suo interno sia la possibilità di mantenere in vita rapporti lavorativi anche con (ex) colleghi o datori di lavoro che non si frequentano più dal vivo – e in oltre un anno di pandemia proprio i rapporti professionali sono stati tra i primi a essere “delocalizzati” online – o, perché no, crearne di nuovi con professionisti a monte o a valle della propria filiera produttiva con cui potrebbero nascere delle collaborazioni.

Naturalmente fare personal branding e promuovere il proprio lavoro soprattutto da freelance sono tra le ragioni per essere su LinkedIn, perché no sfruttando la piattaforma anche per trovare nuovi clienti o nuove opportunità di lavoro. La sezione “Offerte di lavoro” su LinkedIn è, ancora, tra le più frequentate sia da chi cerca lavoro e sia dai recruiter per pubblicare annunci e vacancy. Grazie alla funzione “LinkedIn Pulse”, però, la piattaforma è un ottimo luogo anche per restare sempre aggiornati sulle ultime novità che riguardano il proprio settore o trovare la giusta ispirazione, la spinta che serve per far progredire o dare una svolta alla propria carriera: nel tempo molte novità LinkedIn sembrano essere andate verso una minore verticalità e la necessità di rendere la piattaforma più generalista e godibile anche al di là della semplice ricerca di lavoro.
LinkedIn iscrizione e creazione di un profilo personale: i passaggi

Qualsiasi tutorial LinkedIn, anche quelli aggiornati dalla piattaforma ogni anno e che intendono essere una guida a LinkedIn completa per chi sia alle prime armi, non potrebbe non iniziare così dalle istruzioni passo passo per l’iscrizione e la creazione di un profilo LikedIn.

Per aprire un profilo LinkedIn personale gli step da seguire sono i seguenti .

    Accedi a LinkedIn è ciò che è richiesto come prima azione ed è possibile portarla a compimento tramite l’apposita sezione login in home page: da nuovo utente si verrà automaticamente rimandati a un apposito form da compilare con un indirizzo email o un numero di telefono e una password di almeno sei caratteri.
    Nella pagina successiva verranno chiesti alcuni dati anagrafici come nome, cognome e paese o area geografica di riferimento: una volta scelta l’Italia dal menù a tendina, si potrà inserire il CAP della propria città per ricevere aggiornamenti più personalizzati e su misura.
    Per la stessa ragione, un ulteriore passaggio chiederà di compilare dei campi riguardanti l’ultima posizione lavorativa: più che la qualifica e le mansioni ricoperte, che parleranno soprattutto ai recruiter in cerca di candidati o a potenziali clienti che provano a farsi un’idea dell’esperienza nel campo, scegliendo ancora da un menù a tendina il settore lavorativo di riferimento sarà più semplice vedere sulla piattaforma sia annunci e offerte di lavoro personalizzati e sia notizie rilevanti e in target .
    Andrebbe dedicato qualche minuto a rispondere alla domanda successiva e cioè cosa ti ha spinto a usare LinkedIn: le risposte predefinite non sono molte, ma da un lato riflettono le principali ragioni perché usare LinkedIn e, dall’altro, contribuiranno a rendere più soddisfacente l’esperienza sulla piattaforma.
    Una volta cliccato sul bottone d’iscrizione a LinkedIn, nell’ultimo passaggio, verrà inviato sulla email indicata un link da seguire per la conferma dell’iscrizione a LinkedIn.

Profilo LinkedIn efficace: com’è fatto?

A questo punto non si dovrà far altro che inserire sul proprio profilo una serie di informazioni su se stessi e sulla propria carriera. Gli addetti ai lavori concordano nel sostenere che un profilo LinkedIn efficace è innanzitutto un profilo LinkedIn completo delle informazioni essenziali, quelle utili a ché i recruiter possano farsi un’idea di qual è stato il percorso formativo e professionale del singolo utente o se lo stesso è idoneo a ricoprire una certa posizione e a che, più in generale, si creino connessioni strategiche, solide e qualificate tra professionisti online. Prima di cominciare a utilizzare LinkedIn nella pratica e per consultare annunci di lavoro o pubblicare aggiornamenti sulla propria carriera, insomma, bisognerebbe rendere il profilo LinkedIn trovabile e accattivante.

Due accorgimenti per far trovare meglio il proprio profilo LinkedIn

Per renderlo trovabile un buon punto di partenza, oltre ad aver impostato in fase di iscrizione nome e cognome completo, evitando doppi nomi o doppi cognomi se non si è soliti utilizzarli in ambito lavorativo, è importante impostare un URL personalizzato. Lo si può fare direttamente visualizzando il proprio profilo in modalità “Modifica” e scegliendo da 3 a 100 caratteri tra numeri e lettere, esclusi la punteggiatura e gli spazi, capaci di rendere l’indirizzo del proprio profilo LinkedIn facilmente memorizzabile: non a caso l’ideale, a meno di omonimia, è usare per l’URL personalizzato su LinkedIn il proprio stesso nome e cognome o un alias, se se ne ha uno con cui si è ben noti in ambito lavorativo o in Rete.

Essendo LinkedIn essenzialmente un motore di ricerca, per rendere facilmente trovabile il proprio profilo LinkedIn la seconda accortezza indispensabile è usare le giuste keyword. Ogni professione ha le proprie e soprattutto un libero professionista che si sia già trovato a creare un sito personale dovrebbe avere almeno un po’ di familiarità con i tool di ricerca e analisi delle parole chiave pertinenti per il proprio business. Senza la pretesa che una guida a LinkedIn completa possa essere anche un breviario di SEO copywriting o di LinkedIn SEO, chiunque sia alle prime armi potrebbe considerare però come parole chiave immancabili sul proprio profilo LinkedIn la qualifica professionale, anche eventualmente in inglese, le proprie principali competenze tecniche e il tipo di target a cui ci si rivolge, oltre che eventualmente altri termini ed espressioni definitori utilizzati con ricorrenza dai propri competitor o da chi occupa posizioni affini.

Sono parole chiave da usare su LinkedIn soprattutto in sezioni del proprio profilo come l’headline, il sommario, l’elenco delle competenze, quello delle esperienze lavorative pregresse. Gianluigi Bonanomi, nel saggio “Guida calcistica di LinkedIn”, descrive più nel dettaglio ciascuna di queste sezioni e un metodo per compilarle in maniera efficace se l’obiettivo è ottimizzare il profilo LinkedIn.

profilo linkedin efficace tecniche

Come in un buon curriculum, infatti, le informazioni più rilevanti dovrebbero essere concentrate nell’Introduzione del proprio profilo LinkedIn: si trova fissata in alto; contiene nome e cognome dell’utente, la sua qualifica lavorativa più recente, le informazioni di contatto e una breve descrizione del tipo di occupazione o di clienti a cui si è interessati (per le ultime due informazioni la visibilità può essere limitata a piacere); è la sezione su cui si gioca la partita dell’attenzione dal momento che, solo se davvero interessante e accattivante, recruiter e altri utenti continueranno a scrollare in basso per saperne di più sull’esperienza, le competenze professionali, i traguardi raggiunti, le passioni della persona.


Buon curriculum su LinkedIn



Senza che ciò significhi trascurare le altre sezioni, è qui che andrebbero concentrati i propri sforzi e la propria attenzione nel compilare il profilo, soprattutto se si intende sfruttare LinkedIn per trovare lavoro.

Headline di LinkedIn: come scrivere al meglio la qualifica professionale

Dopo nome e cognome, la headline (o job title) è la seconda informazione su di sé che si dà a chiunque visiti il proprio profilo LinkedIn. È indispensabile perciò che sia quanto più chiara possibile, oltre a contenere quante più parole chiave pertinenti al proprio business. Alla semplice qualifica formale (quella di data scientist, se si volesse fare un esempio) potrebbe essere utile affiancare una descrizione breve, compatibilmente con le poche centinaia di caratteri a disposizione in questa sezione, di cosa si fa nella pratica (e cioè coordinare l’attività di raccolta, elaborazione, interpretazione dei dati) e per chi si è specializzati a farlo (per PMI o per imprese editoriali per restare ancora all’esempio del data scientist).

Una delle “C” del metodo Bonanomi per creare un profilo LinkedIn efficace è proprio quella della concretezza: chi usa LinkedIn per cercare dipendenti o collaboratori, anche in considerazione della quantità di tempo sempre limitata che ha per farlo, guarda ai risultati più che a una narrazione “barocca” della carriera e soprattutto i potenziali clienti alla ricerca di un libero professionista a cui affidarsi ragionano più per problemi da risolvere e soluzioni che i professionisti sono in grado di assicurare grazie alla propria expertise.

Come compilare il Sommario su LinkedIn

Quanto appena sostenuto non significa che su LinkedIn si debba rinunciare del tutto a un certo personal branding storytelling . C’è una sezione più in giù nel profilo LinkedIn, prima di quella che raccoglie le esperienze lavorative pregresse, dove poter fare un riepilogo – meglio se breve e conciso e contenente le parole chiave più pertinenti per il proprio business – della propria formazione e della propria carriera, delle proprie competenze, dei propri obietti professionali raggiunti e da raggiungere e via di questo passo.

È la stessa piattaforma, in uno dei contenuti guida dedicati a chi è alle prime armi con LinkedIn, a invitare a pensare al Sommario del profilo LinkedIn come a una «chance per raccontare la propria storia» e a non avere paura, nel compilarlo, di «investirci del tempo, fare delle prove», prendere spunto da ciò che hanno scritto altre persone e che si è apprezzato particolarmente: il Sommario del proprio profilo LinkedIn è, infatti, «il più personale pezzo di content marketing» che ci si possa ritrovare a scrivere e per molti certamente l’unico. 

Perché è importante scegliere la foto profilo LinkedIn giusta

Per poter dire di non aver trascurato davvero alcuna parte dell’Introduzione su LinkedIn sarà importante anche scegliere l’immagine di profilo giusta . Ogni social ha regole a sé, non solo per quanto riguarda le dimensioni delle immagini, ma anche e soprattutto da un punto di vista estetico. Se su Facebook e Instagram potrebbero andare bene anche dei selfie, su LinkedIn meglio optare per una foto profilo scattata appositamente e che suggerisca già a primo sguardo un’idea di professionalità. Il volto dovrebbe essere in primo piano e occupare almeno metà di un’ideale griglia in modo che l’utente risulti facilmente riconoscibile: per semplicità, al momento dello scatto si potrebbe pensare che al primo colloquio il recruiter potrebbe dover fare affidamento solo sulla foto profilo LinkedIn per ricordare il volto del candidato.

Lo sfondo dovrebbe essere abbastanza neutro: sì a foto scattate davanti a rollup con logo aziendale solo se si è CEO o si occupano posizioni apicali in azienda e comunque mai se la propria presenza su LinkedIn è finalizzata a trovare una nuova occupazione al di fuori. Anche l’abbigliamento dovrebbe essere formale o del genere smart casual e cioè quello che si indosserebbe a un tradizionale colloquio di lavoro. Formalità e serietà, sottolineano i consigli della piattaforma per chi si iscrive a LinkedIn, non vuol dire che non si possa accennare un sorriso.

Una curiosità a proposito di foto di profilo per LinkedIn è che tra gli strumenti dedicati a chi sta cercando lavoro da qualche tempo la piattaforma mette a disposizione anche #opentowork, una cornice verde con tanto di hashtag riportato a contrasto che dovrebbe suggerire già a colpo d’occhio a chi fa selezione che l’utente LinkedIn è libero, alla ricerca e pronto a valutare nuove collaborazioni.

Open to Work (16x9)

Perché per anni chi era alla ricerca di un lavoro ha lamentato quanto limitante fosse doversi presentare come professionisti tramite una semplice foto (così si è detto convinto l’80% dei rispondenti a una ricerca riportata dal Search Engine Journal, la maggior parte dei quali ha aggiunto anche che il video potrebbe aiutare a interagire con responsabili delle risorse umane e altre figure simili), ora LinkedIn sarebbe in procinto di lanciare la funzione Video Cover Story.

Chi deciderà di utilizzarla potrà girare un breve video di autopresentazione e la sua presenza dovrebbe essere segnalata a chi visita la pagina atraverso un cerchio arancione attorno alla tradizionale foto di profilo. Se avrà successo, questa nuova feature potrebbe essere una conferma della sempre maggiore preferenza di candidati e recruiter per il curriculum in formato video .

Alcune “cover” che hanno il compito di aggiungere qualche dettaglio sulla personalità dell’utente, in maniera visivamente accattivante, esistono già sulla piattaforma, sebbene al momento in forma statica: in una guida a LinkedIn completa non si potrebbe non fare accenno, così, a come impostare l’immagine di copertina su LinkedIn. Non serve tanto spiegare i passaggi per farlo, che sono semplici e intuitivi, quanto ricordare di sceglierla delle dimensioni corrette, in buona definizione e capace di evocare la propria personalità, le proprie passioni, le proprie esperienze e ciò che rende davvero competitivi nel proprio lavoro.

Dove segnalare su LinkedIn esperienze professionali, formazione, competenze, hobby e interessi

La sezione “Esperienze” e quella “Formazione” rendono LinkedIn piuttosto simile, anche visivamente, a un curriculum vitae. Le varie esperienze lavorative pregresse sono mostrate, infatti, in ordine cronologico dalla più alla meno recente e per ciascuna va indicato il nome dell’azienda, la posizione occupata, il periodo di tempo e va fornita una breve descrizione delle proprie mansioni. In maniera simile per ogni percorso formativo scolastico, universitario o extrascolastico ed extrauniversitario compiuto si dovrebbe fornire una breve descrizione che dica qualcosa di più rispetto al semplice titolo ottenuto.

Altre due sezioni risultano strategiche per creare un profilo LinkedIn efficace e nessuna guida a LinkedIn completa potrebbe rinunciare a descrivere come compilarle e perché. Nella sezione “Competenze“, in particolare, LinkedIn permette agli utenti di scegliere tra una lista precompilata di hard skill e soft skill divise per categorie e settori. Per ogni profilo il limite massimo di competenze da selezionare è fissato a cinquanta: per questo l’ideale sarebbe scegliere non solo quelle più rilevanti per il settore in cui si lavora o per le mansioni da esercitare (cioè quelle che responsabili delle risorse umane e clienti cercano, anche come parole chiave, per un professionista da assumere o ingaggiare), ma anche quelle su cui si è più ferrati e che con più certezza possono essere confermate dai propri capi, colleghi, collaboratori, clienti.

Da qualche tempo è attivo su LinkedIn il “LinkedIn Skill Assessment” che è essenzialmente un quiz per la valutazione delle competenze, soprattutto in campo informatico e nell’uso strumenti come WordPress, il pacchetto Office, Photoshop per restare al solo campo informatico: oltre una certa percentuale di risposte corrette si ottiene un badge verificato visibile sul proprio profilo e che può indirizzare aziende e clienti e fungere da garanzia in più nella scelta del professionista. È la stessa piattaforma a sostenere che chi ha delle skill verificate su LinkedIn ha almeno il 30% di possibilità in più di essere assunto.

La sezione “Interessi” è pensata, invece, perché l’iscritto a LinkedIn possa esprimere delle preferenze che prescindano il mero ambito lavorativo: può farlo segnalando delle pagine business su LinkedIn di media, istituzioni, aziende o opinion leader imprescindibili da seguire nel campo dei propri hobby.

Anche nella sezione “Traguardi” si possono inserire risultati raggiunti che hanno a che vedere più con la propria crescita personale che non strettamente con i propri obiettivi di carriera: via libera qui a certificazioni linguistiche, iscrizioni ad associazioni di settore, premi o riconoscimenti ricevuti, pubblicazioni, ecc.

Perché su LinkedIn sono importanti skill confermate e referenze da parte dei propri follower

Per quanto sia un social professionale, anche LinkedIn è basato infatti sull’idea della condivisione di passioni e interessi come incentivo per intessere nuove relazioni o solidificare quelle già esistenti. Il concetto di validazione sociale – o, meglio, di social proof – è, non a caso, perfettamente centrale nell’esperienza di LinkedIn.

Basti pensare che le già citate competenze dichiarate in fase di iscrizione dal singolo utente possono essere confermate da altri nella propria rete o in altro modo in contatto con lui e che competenze diverse da quelle autoriferite possono essere attribuite a ogni utente da terzi che lo conoscano o hanno collaborato con lui.

Ancora, una sezione a cui recruiter e potenziali clienti guardano con molto interesse è quella delle “Referenze“: proprio come fuori dalla Rete si può chiedere ai propri superiori o a qualsiasi persona con cui si è collaborato di lasciare su LinkedIn un commento riguardo alle proprie competenze, alla propria professionalità ed esperienza e, più in generale, al proprio approccio al mondo del lavoro. LinkedIn ha una funzione pensata appositamente per chiedere referenze a utenti con cui si è in collegamento sulla piattaforma, ma molto efficace può essere farlo via email o attraverso canali più informali e “analogici” e comunque tarati sul rapporto che intercorre tra le persone in questione (una cosa è chiedere una “Referenza” al proprio collega di scrivania e un’altra ben diversa è chiederla al professore che ha fatto da tutor durante il proprio percorso di dottorato). Una pratica piuttosto comune tra gli utenti di LinkedIn è anche offrirsi di scrivere una “Referenza” a patto di riceverne una a propria volta: una forma di do ut des che paga soprattutto perché LinkedIn mostra, nell’apposita sezione, non solo le referenze ricevute ma anche quelle scritte.

Come funzionano i collegamenti su LinkedIn

Il collegamento tra le persone fa parte non solo della grammatica di LinkedIn – come vengono definiti quelli che altrove sarebbero follower o amici –, ma anche del contributo che LinkedIn intende dare al networking professionale. Non a caso chi ha studiato la “fenomenologia” di questo social network si è accorto che anche qui vale una sorta di teoria dei gradi di separazione. Nei suggerimenti degli utenti con cui entrare in collegamento o semplicemente nell’organizzazione del feed LinkedIn privilegia soprattutto – e lo si può dire con certezza nonostante, come per molte altre piattaforme, non sia dato conoscere con esattezza come funziona l’algoritmo di LinkedIn – un criterio di “prossimità”: quella particolare “prossimità” tra persone che hanno in comune un buon numero di competenze o che condividono una qualifica professionale o un luogo di lavoro attuale o passato o che, ancora, hanno molti utenti tra i collegamenti comune.

Cos’è il LinkedIn Social Selling Index e come si calcola

Ogni utente Linkedin ha il proprio Social Selling Index. Lo si può calcolare gratuitamente, utilizzando un apposito tool messo a disposizione dalla piattaforma che esprime in centesimi la capacità dell’utente di creare il proprio brand personale, trovare le persone giuste, costruire relazioni significative e interagire con contenuti di valore a partire da una serie di azioni compiute quotidianamente come inviare richieste di collegamento, accettarne, interagire con i post di altri, iscriversi a gruppi e via di questo passo.

LinkedIn: guida alle principali funzioni

Come si usa LinkedIn nella quotidianità (e nel caso di un profilo personale) somiglia molto a come si usa qualsiasi altro social network generalista, con l’unica differenza che su LinkedIn rete professionale da allargare e opportunità lavorative da trovare sono le principali azioni che guidano gli utenti.

I già citati consigli della piattaforma per sfruttare al meglio le opportunità che offre questo ambiente digitale, consigli immancabili in una guida a LinkedIn completa, comprendono condividere sul proprio feed e a vantaggio della propria rete di contatti contenuti di valore, sia che siano originali e prodotti personalmente e sia che siano invece semplicemente ricondivisi da altri; interagire con i post degli altri mostrando apprezzamento o usando le altre reaction introdotte da LinkedIn e commentandoli in modo da alimentare conversazioni significative; seguire personaggi, opinion leader e influencer tra i più in vista nel proprio settore.

Di azioni più specifiche e tarate sul funzionamento di LinkedIn come usarlo per consultare offerte di lavoro pertinenti alla propria esperienza pregressa (o semplicemente selezionate secondo un criterio di prossimità geografica) ce ne sono diverse e possibili, perlopiù grazie a diverse funzioni che, come già si accennava, si sono aggiunte nel corso del tempo al “core” di cosa si poteva fare su LinkedIn e come si poteva usare la piattaforma originariamente.

Messaggi e gruppi su LinkedIn

Ormai da tempo LinkedIn ha diverse opzioni per la messaggistica. Gli account gratuiti possono scambiare messaggi su LinkedIn solo con utenti che si trovano già tra i propri collegamenti, mentre grazie a un account LinkedIn a pagamento si possono mandare messaggi InMail anche ad altri iscritti che non sono ancora tra le proprie cerchie. In entrambi i casi l’interfaccia è piuttosto semplice e intuitiva: i messaggi ricevuti possono essere letti, sia in versione desktop e sia sull’app di LinkedIn per mobile, tramite l’apposita sezione nel menu principale identificata da una nuvoletta o, nel solo caso di LinkedIn per desktop, da una barra attiva nel footer della pagina.

Anche i gruppi LinkedIn sono uno strumento piuttosto amato dagli utenti: come i gruppi Facebook sono in genere tematici e organizzati intorno a interessi comuni ed è questa la ragione per cui partecipare alle discussioni che avvengono sui gruppi LinkedIn o aprirne di nuovi è un ottimo modo per fare networking e allargare la propria rete professionale con contatti qualificati. Se le autostabilite regole del gruppo lo permettono, si possono condividere al suo interno anche i propri post sia di LinkedIn e sia di altri social network in modo da aumentare il proprio seguito (azione che può sembrare avere un tornaconto solo sulle metriche di vanità, ma che è piuttosto utile invece anche nell’aumentare visibilità e brand awareness legate al proprio brand personale).

Se l’obiettivo è questo si potrebbe pensare di aprire un proprio gruppo LinkedIn personale, a patto di avere il giusto tempo e le giuste energie da dedicare alla content curation e al community management e cioè a selezionare contenuti propri o di altri che possano risultare di valore per gli altri partecipanti – la cui iscrizione al gruppo, tra l’altro, va approvata a monte – e a interagire in maniera costante e non ripetitiva o meccanica.

Dirette, Storie su LinkedIn e l’ipotesi di Stanze vocali in stile Clubhouse

All’interno dei gruppi o sulla propria bacheca, chi ha un profilo LinkedIn business con più di 10mila seguaci può da qualche tempo (da febbraio 2019 in beta-test e poi, progressivamente, in versione definitiva per tutti i paesi) organizzare delle dirette: basta fare un’apposita richiesta alla piattaforma che verrà approvata con più probabilità in base all’ engagement di cui si gode e alle interazioni che sono in grado di generare i propri contenuti.

linkedin live cosa sono

Le LinkedIn Live sono simili nell’interfaccia alle dirette su Facebook e su altre piattaforme e aiutano professionisti e aziende a sviluppare una live streaming strategy coerente con la mission del social professionale da un lato e dall’altro, aspetto non secondario, con la ragione per cui si è scelto di essere anche su LinkedIn.

Non è un caso che tra le migliori dirette su LinkedIn ci siano, secondo Studio Samo, quelle che raccontano e aiutano ad addentrarsi nella cultura aziendale o che chiamano direttamente in causa i dipendenti (e ne fanno ambasciatori del brand e suoi portavoce), in una strategia di employee advocacy che dovrebbe aiutare non solo a solidificare il brand, ma anche a incrementare soddisfazione e senso di gratificazione degli ultimi.

Nei primi mesi del 2020, sull’onda del successo delle Stories e dei contenuti effimeri che rimangono visibili solo per 24 ore, dalla piattaforma hanno lanciato anche le LinkedIn Stories: disponibili solo su mobile, sembrano avere l’obiettivo di rendere meno formale e più quotidiana la narrazione che professionisti, lavoratori e aziende fanno di sé su un social per definizione professionale.

Dopo l’exploit di download e iscrizioni a Clubhouse, ancora nella prima metà del 2020 si sono fatte insistenti le voci dell’arrivo anche su LinkedIn di stanze audio.

Linkedin Pulse: cos’è e come funziona

Il possibile arrivo dei contenuti vocali conferma la volontà di LinkedIn di proporsi anche come luogo ideale in cui fare content marketing . Volontà che apparve chiara già quando, nel 2015, LinkedIn acquistò Pulse, in origine un aggregatore di notizie per Android e iOS. Completamente integrato tra le funzioni di LinkedIn, tanto che il nome Pulse non compare ormai da nessuna parte o quasi, il servizio si è trasformato nel tempo in una sorta di piattaforma di blogging interna al social network. Grazie a LinkedIn Pulse si possono scrivere contenuti che, proprio come un blog post, hanno un titolo, un’immagine in evidenza e dei media integrati al loro interno, una formattazione e – cosa non meno importante – riescono a essere indicizzati anche al di fuori della piattaforma: per questo è importante usare LinkedIn Pulse per rafforzare il proprio brand personale e farsi trovare come professionisti.

Come condividere un articolo su LinkedIn è comunque molto semplice: dalla versione desktop basta cliccare sul comando “Scrivi un articolo” presente tra gli strumenti di pubblicazione per essere rimandati a un comune editor di testi con cui poter scrivere, formattare e pubblicare il proprio post.

Tra le regole come usare Pulse in maniera efficace c’è creare contenuti originali e che non siano identici a quelli postati altrove, evitando cioè il cross-posting; essere costanti nella pubblicazione e avere un piano editoriale ben stabilito, vario ma capace di incontrare i gusti delle proprie reti di contatti e di mantenere un tono di voce coerente: usare LinkedIn Pulse ha sempre molto a che vedere con la cura delle proprie community perché risultino quanto più affezionate, partecipi e coinvolte possibili e, non a caso, tra i consigli che la piattaforma dà a chi intende creare un profilo LinkedIn efficace c’è sfruttare Pulse per creare contenuti di long-form

«a partire dal monitorare i feedback ai propri post: ci sono particolari temi o punti di vista che hanno una certa risonanza presso la propria community? O ci sono commenti che meritano di essere approfonditi ed espansi in un articolo?».

Tra i numerosi strumenti che mette a disposizione LinkedIn per i professionisti vale la pena di soffermarsi su LinkedIn Career Explorer e su LinkedIn Learning.

LinkedIn Career Explorer supporta gli utenti nella ricerca del lavoro giusto

La prima è una funzione che aiuta soprattutto chi è alla ricerca di una nuova occupazione e la cerca (anche) su LinkedIn. L’algoritmo di LinkedIn è tale che, già nella sezione “Offerte di Lavoro”, vengono presentate per prime quelle più affini alle competenze e all’esperienze professionali pregresse degli iscritti, con una percentuale che visivamente aiuta a rendersi conto di questa affinità. Chi utilizza “Career Explorer” può impostare, invece, la città in cui desidera lavorare e la posizione che desidera occupare per visualizzare un elenco di professioni e quanto queste si sovrappongano e sino compatibili con le proprie skill lavorative; in un secondo momento può cliccare o sul pulsante “Find Jobs” per essere rimandato alle offerte di lavoro su LinkedIn o su quello “Find Connections” per creare collegamenti con altri iscritti a LinkedIn, selezionati sempre per grado di separazione crescente, che già svolgono quella mansione.

linkedin career explorer come funziona


Sembra infatti che nel tempo LinkedIn abbia preferito al semplice incrociare domanda e offerta di lavoro un approccio decisamente più “comunitario”: candidarsi per una vacancy a cui si è interessati dopo averne consultata la relativa offerta e caricato il proprio CV su LinkedIn – cosa che pure si può fare – non è più l’unico modo per provare concretamente come trovare lavoro su LinkedIn; sempre più utenti preferiscono creare una rete professionale e sfruttare le relazioni che si creano al suo interno in maniera proficua per la propria carriera. Può sembrare strano, insomma, ma tra le “tecniche” per trovare lavoro su LinkedIn c’è ancora il vecchio passaparola tra colleghi o ex colleghi, il vecchio autocandidarsi per  il posto di lavoro o per l’azienda in cui si sogna di lavorare da sempre dopo essere entrati in contatto con il recruiter o il responsabile risorse umane giusto.

Imparare e aggiornarsi con LinkedIn Learning

LinkedIn Learning è una piattaforma pensata appositamente da LinkedIn per l’aggiornamento continuo dei professionisti: in abbonamento ma con la possibilità di sfruttare un mese di prova gratuito, ospita corsi di ogni tipo – da quelli per imparare a utilizzare Python a quelli che aiutano il libero professionista soprattutto a gestire meglio il proprio tempo o a creare un buon preventivo – e li propone agli iscritti sempre secondo un criterio di compatibilità e vicinanza con gli interessi personali. Se è vero che sempre più lavoratori “stanno” su LinkedIn anche a prescindere dalla possibilità di trovare nuove opportunità di lavoro e piuttosto per essere motivati ogni giorno a trovare ispirazione nella propria carriera, non sorprende che anche la piattaforma abbia deciso di sperimentare la formazione professionale a distanza, così di tendenza in questo periodo.

Due strumenti per il social selling su LinkedIn

Una guida a LinkedIn completa non lo sarebbe veramente, comunque, se non si accennasse almeno a due strumenti pensati appositamente per vendere su LinkedIn.

Il primo dovrebbe arrivare entro l’autunno 2021 e permetterà di vendere servizi da freelance: LinkedIn Marketplaces farà, infatti, quello che già fanno numerose altre piattaforme specializzate e cioè matchare le offerte dei liberi professionisti con la domanda delle aziende più che di clienti privati; lo farà in maniera poco interruttiva, senza cioè dover uscire da LinkedIn, con tutti i vantaggi di una piattaforma “trusted” e permettendo soprattutto a chi compra i servizi in questione di spulciare prima il portfolio di diversi freelance e leggere le recensioni di chi si è già affidato ai loro servizi, oltre che di impostare naturalmente un criterio di prossimità geografica. Se gli ultimi tempi sono stati un proliferare di marketplace e di altri strumenti per le vendite sui social network, da una piattaforma verticale e focalizzata sul lavoro non ci si poteva aspettare troppo di diverso da uno strumento per facilitare le transazioni tra professionisti.

Già in funzione e a pagamento, invece, il Sales Navigator di LinkedIn guarda più direttamente alle vendite e soprattutto alle vendite b2b . Volendo semplificare, si tratta di uno strumento di ricerca avanzata che permette di selezionare pagine e profili LinkedIn sulla base di alcuni parametri socio-demografici e geografici che hanno a che vedere anche con qualifica e ruolo in azienda, con l’aver frequentato una determinata scuola o università o il far parte di determinati gruppi su LinkedIn, ecc.: chi usa LinkedIn Sales Navigator può settare parametri in linea con le caratteristiche chiave delle proprie buyer personas o dei propri target desiderati e avviare, così, un funnel di vendita che più probabilmente porterà risultati concreti. Lo strumento facilita tra l’altro il lead nurturing , ossia il prendersi cura dei propri lead , per le maggiori possibilità che offre rispetto all’utilizzo degli account base di contattare potenziali clienti tramite messaggi privati e InMail per esempio.

Come scriveva Maria Letizia Russo  in una rubrica di Inside Marketing dedicata al social selling su LinkedIn e sugli altri social media

«la vendita è solo l’ultimo passaggio di una strategia fatta di attrazione, relazioni e condivisioni. Lo scopo del social selling è comunque la vendita, semplicemente si parte dal cliente, lo si ingloba nel proprio network e lo si accompagna giorno dopo giorno nel suo viaggio verso l’acquisto infondendo fiducia e conoscenza».

È per questo che, come ha sottolineato Alessandra Salimbene – esperta di marketing digitale e personal branding – in un’intervista in occasione di SMAU Napoli 2018, perché la propria strategia di social selling su LinkedIn si riveli efficace è essenziale coinvolgere le singole persone dietro al brand, «far vedere che almeno i componenti chiave del proprio team sono in grado di produrre contenuti, di produrre valore [per le community] e di trascinare in questo modo il company brand».

Che tipo di profilo LinkedIn (business, a pagamento, per studenti) aprire?

Già da quanto detto fin qui non è difficile rendersi conto che come utilizzare LinkedIn varia molto a seconda della professione, degli obiettivi da raggiungere tramite la propria presenza digitale e inevitabilmente anche in base a che tipo di profilo LinkedIn si sceglie. Una guida a LinkedIn completa non può non tenere conto, cioè, che una cosa è utilizzare il social se si è alla ricerca di una nuova occupazione dopo un licenziamento o dopo aver deciso improvvisamente di dare una svolta alla propria carriera e una cosa completamente diversa è usarlo per continuare a “nutrire” il proprio brand professionale anche se non si è alla ricerca di job position, promozioni o nuovi clienti e si è abbastanza soddisfatti della propria carriera.

LinkedIn per gli studenti: è utile? e come usarlo?

L’esperienza su LinkedIn di uno studente può essere molto diversa da quella di chi già lavora o ha lavorato in passato. Considerato quanto competitivo e in radicale trasformazione è il mercato del lavoro in questi anni, il consiglio degli esperti è di aprire un profilo LinkedIn già prima del diploma e della laurea.

La piattaforma non prevede, almeno al momento, tra le alternative quella di un profilo LinkedIn studente, ma all’atto dell’iscrizione si può spuntare l’opzione “Sono uno studente” e inserire, così, al posto di quelle sulla propria posizione lavorativa alcune informazioni come che percorso di studi si sta seguendo o la data di inizio e di fine degli studi.

Anche se non si hanno ancora esperienze pregresse da raccontare, come si legge nei consigli di LinkedIn per studenti e neo-laureati , si possono sfruttare le apposite sezioni sulla piattaforma per raccontare le proprie esperienze di volontariato, per esempio, o obiettivi e traguardi raggiunti durante la propria carriera scolastica e, ancora, si possono caricare progetti realizzati negli anni di università in modo da iniziare a costruire un portfolio con cui presentarsi a selezionatori e clienti.

Oltre a una lista di parole da evitare assolutamente nel proprio profilo LinkedIn, la piattaforma raccomanda agli studenti – e non solo – di preferire un approccio “show, don’t tell” e di puntare tutto sulla concretezza. Investire un po’ di tempo nella creazione e nell’ottimizzazione del proprio profilo LinkedIn rappresenta, quindi, «un piccolo investimento per il futuro» dello studente, assolutamente paragonabile negli sforzi al dover scrivere ex novo un buon CV e con la differenza che il proprio profilo «LinkedIn è un curriculum che non dorme mai», continuano dalla piattaforma.

Senza contare che per chi per la prima volta si affaccia sul mercato del lavoro può essere utile farsi un’idea di cosa cercano davvero i reparti HR, qual è il mix di hard skill e soft skill che fa di un candidato “il” candidato perfetto, quanto ciò che si è imparato a scuola o nelle aule universitarie è in linea con quello che le aziende si aspettano dai neoassunti (poco, se si considera la questione dello skill mismatch), ma anche quali sono le professioni più ricercate su LinkedIn da chi fa selezione.

LinkedIn come funziona per le aziende e quando aprire una pagina business

Anche gestire una company page su LinkedIn è molto diverso dal creare e gestire un profilo personale. Lo è non solo perché, come su ogni altra piattaforma, sono stati sviluppati nel tempo vari strumenti LinkedIn per aziende appositi e che permettono nella gestione quotidiana della pagina LinkedIn aziendale di affiancare a un piano editoriale “tradizionale” fatto di post, contenuti multimediali, dirette LinkedIn organici che raccontano l’azienda, la cultura o l’ambiente di lavoro al suo interno, anche la pubblicazione e la condivisione in poco tempo e in tutta semplicità di vacancy, posizioni aperte, nuove offerte di lavoro.

Come ogni altro servizio simile, anche questo social professionale ha un’offerta adv molto ampia, diversificata e capace di intercettare i principali cambiamenti nel mercato pubblicitario. Si può fare pubblicità su LinkedIn, cioè, investendo in sponsorizzazioni della pagina, dei singoli post o dei singoli annunci, ma anche sfruttando il formato carosello o modulando in maniera più personalizzata e con il supporto del team di LinkedIn il proprio investimento adv. Una buona guida LinkedIn per aziende introduce il social media strategist o chi per lui a questi e ad altri “trucchi” per sfruttare al meglio LinkedIn in azienda.

Quanto costa LinkedIn Premium e che vantaggi offre

Parlare di pubblicità su LinkedIn permette di sottolineare che non sono solo alcuni strumenti LinkedIn a essere a pagamento: come molti altri servizi digitali, LinkedIn in Italia e nel resto del mondo utilizza un modello freemium. Ciò significa che LinkedIn è gratuito nella versione base, quella utilizzata dalla maggior parte degli iscritti, ma l’accesso ad alcune funzioni specifiche è riservata agli utenti premium appunto e richiede il pagamento di una fee annuale.

linkedin premium costo

Quattro sono le diverse tipologie di abbonamento LinkedIn Premium tra cui si può scegliere a seconda delle proprie esigenze. 

  • Premium Career: indicato per chiunque attivamente sia alla ricerca di un’occupazione, ha un prezzo di 30,23 euro al mese. 
  • Premium Business: dedicato alle imprese e a chi intende promuovere il proprio business su LinkedIn, ha un costo di 45,36 euro mensili.
  • Sales Navigator Professional: è il tool migliore per i venditori B2B e chi intende sfruttare soprattutto le possibilità di social selling; questa versione premium di LinkedIn costa 60,49 euro al mese.
  • Recruiter Lite: aiuta aziende e raparti HR a trovare i candidati giusti e a passare dal “semplice” social recruiting alla firma di un contratto e ha un costo di 110, 90 euro al mese.


Il prezzo di LinkedIn premium, in tutte le sue versioni, è da intendersi comprensivo di un mese di prova gratuito e può variare se si adottano con i consulenti della piattaforma delle soluzioni ad hoc.